ROVIGO – Dino Lanzoni stava cercando di portare il rugby verso Rovigo così come si stava sviluppando a Padova. Julien Saby aveva portato la cultura rugbystica di Grenoble in Italia (foto in alto Julien Saby con la macchina della mischia a Milano), fu autore di un manuale tecnico destinato a tutti gli operatori del rugby italiano e si spese in seminari, corsi, raduni tecnici e conferenze presso club, centri militari, gruppi universitari: fece un lavoro enorme. Nella sua permanenza a Padova nell’inverno 1935 Saby organizzò molte squadre dei fasci giovanili di combattimento nei rioni cittadini, poi allenati da Vittorio Muratori. Il Guf Padova, sempre protagonista nei Giochi Littoriali, ingaggiò nel 1936 Stefano Bellandi allo scopo di accrescere le proprie competenze rugbystiche. Questo era il contesto in cui Dino Lanzoni iniziò a giocare nella seconda squadra del Guf: un luogo in grande fermento rugbystico a livello giovanile e di elevata caratura tecnica.
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Dino riuscì a convincere i suoi amici padovani a venire a Rovigo a giocare le due partite che Bellandi voleva disputare originariamente a Dolo. Del resto già il 13 marzo la stampa documentò i lavori al campo di via Capitello e i primi allenamenti guidati da Dino Lanzoni (foto qui sopra – Il Gazzettino di Rovigo 13 marzo 1936 annuncia l’avvio -per la prima volta- del rugby a Rovigo).
Si preannunciava a Padova l’incontro di Rovigo, “a scopo di propaganda” (foto qui sotto – Il Gazzettino di Padova 13 marzo 1936). Ma le cose non andarono come Dino Lanzoni sperava.

Il Guf Ferrara si rese indisponibile alla trasferta e a quel punto Stefano Bellandi decise di sospendere le partite in programma dando vinta per rinuncia la partita dei cadetti del Guf Padova al Fgc Padova per 6-0, in modo da garantire ai giallorossi il primo posto nel girone del campionato di prima Divisione. Dalle pagine del libro “Li chiamarono Bersaglieri”: “Venne organizzata così una sola partita amichevole, nel primo pomeriggio, tra il Fgc Padova stesso e una squadra mista tra la prima e la seconda squadra degli universitari (dove giocava Lanzoni), partita arbitrata da Bellandi in persona, che cosi pote gestire al meglio i giocatori convocati, alternandoli nell’arco di tre spezzoni di partita. Nel primo tempo i giallorossi del Fgc Padova, sfruttando la sicurezza e la potenza della mischia, si portarono in vantaggio per 3-0. Nel secondo tempo i granata del Guf, dopo varie sostituzioni, si amalgamarono maggiormente e marcarono tre mete con Magagnotto e Dall’Olio, tutte trasformate da Zavan, per il 15-3 finale. A complicare la ricostruzione storica contribuisce Il Gazzettino di Rovigo che, a distanza di molti giorni, riportò il risultato della partita di rugby come Guf Rovigo-Fgc Padova 10-3, senza alcun dettaglio significativo per giustificarne la veridicità e, soprattutto, senza nominare la presenza a Rovigo di un personaggio illustre del rugby italiano come era al tempo Stefano Bellandi” (foto qui sotto – Il Gazzettino di Rovigo 16 marzo 1936)

La stampa padovana invece riportò molti dettagli permettendo di capire che le formazioni in campo variarono e dunque non si può escludere che siano entrati in campo alcuni rodigini, gli amici di Dino, sebbene non riportati in tabellino. Il Veneto Sportivo pubblicò la seguente formazione del Guf, dove si nota la presenza in campo di Dino: “Zavan; Valvassori, Pellegrini, Dall’Oglio, Menegazzo; Muratori, Fabbro; Magagnotto, Alessi, Stenta; Gasparotto, Grossato; Scarafia, Lanzoni, Tognonato”. Si notano i nomi di Zavan, poi pioniere a Treviso, Valvassori, in seguito giocatore del AFC Rugby Padova durante la guerra e futuro allenatore del Petrarca, “Mucky” Stenta, addirittura nazionale dal 1940 al 1942 e sopravvissuto al massacro di Kefalonia mentre il capitano Valgoi venne trucidato.
E’ molto più probabile dunque che sia stata quella domenica 15 marzo 1936 e non venerdì 22 marzo del 1935, il giorno dopo l’allenamento della nazionale di calcio a Rovigo, la data più probabile in cui Dino Lanzoni abbia reso concreto l’atto di nascita del rugby rodigino.
Polesine fascista ci dà altri elementi che questa ipotesi abbia fondamento nell’edizione di martedì 18 marzo, con l’articolo senza firma intitolato “Lo sport fra i goliardi polesani” in cui si criticò senza tanti giochi di parole la ‘pigrizia sportiva’ degli studenti universitari rodigini: “[…] abbiamo avuto la grande delusione di vedere in campo sì e no 10 universitari rodigini” . Nell’articolo si fece riferimento, dunque, agli universitari, mentre nella narrazione ‘ufficiosa/ufficiale’ i nomi degli amici a cui Dino affidò il pallone della leggenda non sono riferibili a studenti universitari: Francesco Battaglini, Ivan Piva, Vittorio Dall’Ara, Arrigo Menarello, Augusto Golinelli, Giovanni Siligardi, i cugini Pasquale “Femio” e Giuseppe Melega, Umberto “Spol” Cecchetto, Mario “Martin” Masiero, Romolo Nalio e Davin, erano operai, muratori, meccanici, facchini, fornai, tipografi, impiegati o semplici studenti. L’articolo conclude: “Sappiamo che a questo incontro succederanno altre partite interessantissime in attesa di vedere all’opera la squadra del Fascio giovanile di Rovigo che disputerà il campionato dei Fasci giovanili” (Polesine fascista, 18 marzo 1936).

Quindi, a quella data, non era ancora effettiva a Rovigo una squadra vera e propria di rugby. Primi vagiti ovali sì, dunque, ma parlare di rugby praticato a Rovigo era ancora prematuro. Bisognerà attendere dicembre, con l’arrivo del francese Jean Brana, per vedere la prima squadra di rodigini in campo (foto qui sopra – La prima foto di una squadra di rugby rodigina, primavera 1937. Da sinistra Siligardi, Piva, Schiesari, Golinelli, Melega Pasquale, Melega Giuseppe, Nalio, Zanon, Cecchetto, Maci Battaglini, Checco Battaglini, Luppi, Zorzetto massaggiatore).
Alberto Guerrini autore del libro “Li chiamarono Bersaglieri”
(link Amazon link o contatto diretto all’autore: alguseiuno@gmail.com)
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