Accolto il ricorso dei cittadini contro l’impianto da 500 Smc/h: stop al progetto Apis Ro1 tra polemiche politiche e ambientali

ROVIGO – Quando un progetto passa “tra mille polemiche” e senza coinvolgere i cittadini, di solito finisce in tribunale. E, sorpresa, ogni tanto i giudici leggono davvero le carte, tanto che il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha fermato il progetto del nuovo impianto di biometano a Sarzano, accogliendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini contro l’autorizzazione rilasciata dalla Regione Veneto alla società altoatesina Apis Ro1.

I giudici hanno annullato l’“autorizzazione unica” concessa dall’ente regionale alla vigilia di Natale di due anni fa, che prevedeva la costruzione e l’esercizio di un impianto da 500 Smc/h in via Calatafimi, nel territorio comunale di Rovigo.

Una decisione destinata a riaccendere il dibattito su un progetto che, fin dall’inizio, aveva sollevato forti contestazioni da parte della popolazione locale e critiche politiche per il mancato coinvolgimento dei cittadini.

Un impianto contestato fin dall’inizio

Il progetto prevedeva il trattamento di oltre 73mila tonnellate annue di matrici organiche, tra cui liquami bovini e suini, letame, pollina e scarti vegetali, con una produzione di digestato superiore alle 180mila tonnellate l’anno, in parte destinato allo spandimento agronomico.

Un impatto considerato significativo dai residenti di Sarzano e Mardimago, che avevano sollevato dubbi su più fronti: dalla sostenibilità ambientale alla gestione dei reflui, fino alla viabilità di accesso, con particolare riferimento al passaggio sul ponte dei Munari e alle strade rurali ritenute non adeguate a sostenere il traffico previsto.

Tra le criticità evidenziate anche il consumo idrico stimato in circa 25 milioni di litri l’anno, la vicinanza alle abitazioni e il possibile impatto su produzioni agricole di qualità, come l’aglio Dop.

La battaglia dei cittadini

Alla base della decisione del Tar c’è il ricorso promosso da un gruppo di residenti, assistiti dall’avvocato Marco Casellato di «Lpt», una rete di avvocati civilisti, aziendalisti, penalisti e amministrativisti ed esper- ti in altre discipline, che lavorano in sinergia con l’obiettivo di assistere enti pubblici, aziende e privati, che avevano denunciato incongruenze e carenze nella valutazione del progetto.

“Stiamo lottando affinché la nostra terra non venga svenduta”, avevano dichiarato i cittadini al momento della presentazione del ricorso, sottolineando come le preoccupazioni locali fossero state ignorate a favore di un progetto percepito come calato dall’alto.

Una mobilitazione che ha trovato conferma nelle numerose assemblee pubbliche organizzate negli ultimi mesi, trasformando il caso Sarzano in uno dei nodi più delicati del dibattito ambientale polesano.

Il nodo politico

La vicenda si inserisce anche in un contesto politico complesso. Il progetto aveva infatti ottenuto il “beneficio del dubbio” dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Valeria Cittadin, posizione che aveva alimentato ulteriori tensioni, soprattutto in relazione al confronto con l’impianto analogo proposto da Ecoambiente, società pubblica, anch’esso previsto nell’area e finanziato con fondi PNRR.

Una doppia prospettiva. quella dell’impianto privato e quella dell’impianto pubblico, che, secondo i critici, avrebbe rischiato di amplificare le pressioni ambientali su un territorio già fragile.

La posizione della mia amministrazione, che non cambia, è di rispetto per le commissioni tecniche e in questi caso per la sentenza del Giudice. Non sono questioni che devono essere lasciate alla politica: non dirò mai Si o No a prescindere su temi che si basano su valutazioni tecniche. C’è da dire inoltre che le valutazioni tecniche del Comune di Rovigo non sono state bocciate, ma è l’impianto regionale che è considerato bisognoso di integrazioni e, così com’è, bocciato” ha dichiarato la sindaca del capoluogo Cittadin (LEGGI ARTICOLO).

E adesso?

Resta ora da capire se la società proponente, parte del gruppo «Vorn Bioenergy», leader europeo nella produzione di biometano e nello sviluppo di progetti che ha sede a Regensburg, in Germania, per l’impianto Apis Ro1 deciderà di impugnare la sentenza. Per il momento, però, il progetto è fermo.

E in una zona dove ogni centimetro di terra è stato strappato all’acqua, la differenza tra “sviluppo” e “problema” non è mai teorica, è sempre molto, molto concreta.

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