ROVIGO – Il nuovo carcere minorile di Rovigo presenta ancora criticità strutturali e organizzative rilevanti, che rischiano di compromettere pienamente la funzione educativa e rieducativa che una struttura di questo tipo dovrebbe garantire.
È questa la valutazione emersa dalla visita effettuata lunedì 11 maggio da una delegazione del Partito Democratico composta dalla deputata polesana Nadia Romeo, dalla parlamentare Michela Di Biase, dal commissario provinciale del Pd Matteo Favero e dall’esponente del Pd Rovigo Emanuela Pizzardo.
Secondo quanto riferito al termine dell’ispezione, l’istituto, pur inaugurato ufficialmente come struttura d’avanguardia, si presenterebbe ancora in una fase di sostanziale incompiutezza. “Il carcere minorile è ancora un cantiere – è la sintesi dell’analisi politica – con numerose lacune e problematiche alle quali, allo stato attuale, l’encomiabile impegno del personale presente non riesce a sopperire pienamente”.
Ad aprire il confronto è stato Matteo Favero, che ha ribadito l’attenzione del Partito Democratico sui temi della giustizia minorile e della funzione rieducativa della pena.
Nel merito, Nadia Romeo ha espresso forti perplessità sulla situazione effettiva della struttura. “La struttura inaugurata in pompa magna dalle istituzioni regionali e nazionali, presentata come un laboratorio all’avanguardia, è in realtà ancora molto più simile a un cantiere”, ha dichiarato.
Tra le principali criticità segnalate figurano il numero insufficiente di educatori, con soli 4 presenti rispetto ai 9 previsti, una carenza definita particolarmente grave in una realtà destinata a minori. A questo si aggiungono il sotto organico della polizia penitenziaria, l’assenza di mense pienamente operative e la mancanza di personale amministrativo dedicato alla contabilità interna.
“Una situazione seria – ha osservato Romeo – soprattutto perché in un carcere minorile educazione e formazione devono essere il cuore del percorso”. Attualmente la struttura ospita 17 detenuti, di cui 14 minorenni e 3 maggiorenni che stanno scontando pene per reati commessi da minori.
Su questo aspetto si è soffermata Emanuela Pizzardo, sottolineando la necessità di affrontare il tema tenendo conto della fragilità personale dei ragazzi coinvolti. “Non dobbiamo mai dimenticare che parliamo di giovani con forti vulnerabilità. La risposta non può essere solo custodiale, ma deve prevedere sostegno, percorsi educativi e supporto psicologico”.
Michela Di Biase ha invece inserito il quadro rodigino in una riflessione più ampia sulle politiche nazionali in materia di sicurezza e giustizia minorile. “Questo Governo continua ad associare sicurezza e giustizia a una logica esclusivamente repressiva, con nuovi reati e aumenti di pena. Ma questa strategia non sta funzionando”.
Secondo Di Biase, il risultato sarebbe un aumento della pressione sugli istituti penali per minori, con casi di sovraffollamento che in alcune realtà nazionali arrivano al 120%, senza reali effetti deterrenti.
La visita della delegazione dem riporta così l’attenzione pubblica su una struttura già al centro del dibattito locale e nazionale, sottolineando la necessità di trasformare davvero il carcere minorile di Rovigo in uno strumento di recupero sociale e non soltanto in una struttura formalmente operativa.
Costruire muri è relativamente semplice. Riempirli di educazione, personale e prospettive, invece, è la parte più complicata.
Per approfondire leggi anche:
“No! Significa No!”: a Rovigo un incontro per dire basta alla violenza sulle donne
Pizzardo nel dibattito Pd: “Il rinnovamento è stato premiato, è mancato il gioco di squadra”
Carcere minorile, Romeo attacca: “Narrazione non veritiera, si chiarisca tutto”
Il Pd di Rovigo intitola circolo e sala riunioni a David Sassoli nel Giorno dell’Europa













