Gli esponenti del Partito Democratico chiedono una valutazione complessiva degli impatti e criticano il silenzio del Comune di Rovigo. Osti: «L’Amministrazione smetta di essere spettatrice»
⭐ Aggiungi Rovigo.News alle tue fonti preferite su Google News e ricevi ogni giorno le notizie del Polesine.

ROVIGO – La vicenda Ecopol non può essere ridotta a una semplice procedura autorizzativa, ma impone una riflessione politica sul modello di sviluppo del Polesine e sulla distribuzione degli impianti a maggiore impatto ambientale.

Lo sostengono Emanuela Pizzardo e Nicola Zanca, sindaco di Gaiba ed esponente del Partito Democratico, intervenendo nel dibattito sul progetto previsto a Rovigo.

Secondo i due democratici, le osservazioni presentate agli enti, il confronto nelle sedi istituzionali e la crescente partecipazione dei cittadini dimostrano che il tema richiede approfondimenti tecnici e scientifici rigorosi. «Quando una comunità manifesta dubbi e preoccupazioni, la politica ha il dovere di ascoltare», affermano Pizzardo e Zanca, che giudicano «inammissibile» l’assenza di una chiara presa di posizione dell’Amministrazione comunale di Rovigo.

La questione, sostengono, va oltre il singolo progetto. Il punto è comprendere perché il Polesine continui a essere individuato come territorio destinato ad accogliere impianti per il trattamento dei rifiuti, attività potenzialmente impattanti e infrastrutture che in altre aree incontrano maggiori resistenze.

Pizzardo e Zanca ricordano che la provincia contribuisce già in modo rilevante al sistema regionale e nazionale sul piano energetico, ambientale e infrastrutturale. Per questo chiedono che venga valutato il carico complessivo che il territorio può sostenere. «Non è sufficiente esaminare ogni progetto separatamente», sottolineano. «Serve una visione d’insieme che consideri gli effetti cumulativi sulla qualità dell’aria, sulla salute pubblica, sulla viabilità, sulle matrici ambientali e sulla vocazione economica del territorio».

Il Partito Democratico chiede quindi che il procedimento relativo a Ecopol prosegua senza accelerazioni, nella massima trasparenza e con il pieno coinvolgimento di cittadini, enti locali e organismi competenti. Ogni osservazione, secondo i due esponenti, deve ricevere risposte puntuali e verificabili.

Pizzardo e Zanca precisano di non essere contrari agli investimenti privati o allo sviluppo produttivo, ma ritengono che il futuro del Polesine debba fondarsi sulle sue vocazioni principali: agricoltura di qualità, turismo lento, Delta del Po, logistica sostenibile, ricerca, innovazione, blue economy ed economia circolare realmente compatibile con il territorio. «Non possiamo pensare che il nostro principale fattore di attrazione siano gli impianti di trattamento dei rifiuti», osservano.

La richiesta alla Regione è quella di aprire una riflessione sulla pianificazione degli insediamenti e sulla loro distribuzione tra le diverse province. «Il Polesine non può diventare il territorio nel quale si concentra ciò che altrove non trova spazio», concludono Pizzardo e Zanca. «Difenderlo non significa dire sempre no, ma pretendere uno sviluppo compatibile con la salute, l’ambiente e il futuro delle comunità».

Sulla stessa linea interviene Elisa Osti, segretaria del Circolo di Rovigo del Pd, che invita l’Amministrazione comunale a cambiare atteggiamento. «È tempo che il Comune cessi di essere spettatore passivo di quella che considera una semplice procedura burocratica», afferma Osti. «Deve diventare protagonista, vigilare sul benessere della comunità e pretendere ogni garanzia a tutela dei cittadini».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie