ROVIGO – Presentato il lavoro il 3 luglio, la richiesta della Provincia di Rovigo era per osservazioni da far pervenire entro il termine perentorio del 13 luglio: troppo poco per le amministrazioni comunali, tra cui anche il capoluogo, appena insediatosi.
Sono oltre una decina i Comuni che chiedono di verificare con attenzione una serie di documenti che avrebbero dovuto individuare le aree agricole di pregio del Polesine ed invece le hanno incluse praticamente tutte, per oltre il 96% del territorio, classificandole con quattro diversi livelli di pregio (LEGGI ARTICOLO).
Un lavoro che dovrebbe essere approvato dall’attuale consiglio provinciale, in scadenza, e trasmesso in Regione Veneto per essere utilizzato nelle conferenze dei servizi previste per negare le richieste di autorizzazione di impianti fotovoltaici ed agrofotovoltaici. Lo strumento dovrà quindi fungere da deterrente per le aziende che individuano nel Polesine una opportunità per produrre energia pulita da fonti rinnovabili come il solare in quanto le cosiddette “aree di pregio agricolo” risultano infatti equiparate ad “aree di presuntiva non idoneità ”.
Tanti gli amministratori che si sono consultati con gli uffici e ritengono sia necessario avere qualche settimana in più per poter leggere le carte, tutte pubblicate all’interno del sito internet della Provincia di Rovigo (LINK), anche solo per verificare eventuali errori.
La palla adesso è in mano a Palazzo Celio, tra l’incudine ed il martello dei propri Comuni e della Regione Veneto che vorrebbe disporre di una Legge regionale dalle maglie ben più strette della norma nazionale prevista dal DL Agricoltura del ministro Francesco Lollobrigida (FdI) che, assieme al ministro Gilberto Pichetto Fratin (FI), ha regolamentato il settore nel senso dell’agrifotovoltaico, avanzato, ovvero con criteri che assicurino la compatibilità con la produzione agricola. Criteri tra l’altro già seguiti per il capitolo dedicato all’agrivoltaico nel Pnrr.
Parlando di numeri, secondo i dati più recenti, la superficie agricola nazionale è di circa 16,6 milioni di ettari, ma soltanto 12,8 milioni di ettari sono destinati alla produzione alimentare (seminativi, coltivazioni legnose, pascolo e orti familiari) mentre i restanti 3,5 milioni di ettari di superficie agricola sono incolti o abbandonati. A fronte di questo, soltanto 17.000 ettari di superficie agricola sono attualmente occupati da impianti fotovoltaici ed anche se si volesse installare a terra tutta la potenza fotovoltaica prevista in Italia dal Piano nazionale energia e clima per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 sarebbero necessari non più di ulteriori 80.000 ettari circa.
Ma la superficie non verrà individuata in Polesine, visto che oltre il 96% del territorio è considerato di “pregio agricolo”.
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