Fp Cgil e Uil-Fpl: “Non è solo una questione di contratti: evitare il rischio di privatizzazione e precarietà”.

ROVIGO – La discussione sulla forma giuridica dell’Ambito Territoriale Sociale 18 (Ats), che comprende 40 Comuni del Medio e Alto Polesine e Boara Pisani, continua ad animare il confronto istituzionale e sindacale. A intervenire sono Riccardo Mantovan, segretario generale Fp Cgil Rovigo, e Cristiano Maria Pavarin, segretario generale Uil-Fpl Rovigo, che contestano la posizione espressa dal sindaco di Rovigo, Valeria Cittadin, durante l’ultima seduta consiliare.

Per i sindacati, la questione non riguarda soltanto la salvaguardia del contratto pubblico degli attuali lavoratori dei servizi sociali, ma “il modello di gestione che si vuole attribuire ai servizi nel futuro”. Secondo Mantovan e Pavarin, l’ipotesi di una azienda speciale rischierebbe di aprire la strada “a una progressiva privatizzazione, con minore controllo da parte dei Comuni, soprattutto quelli più piccoli, e con il rischio di precarizzare le nuove assunzioni”.

«Non stiamo parlando solo delle tutele degli attuali dipendenti» sottolineano. «La forma giuridica incide direttamente sulla qualità, sulla continuità e sull’equità dei servizi ai cittadini. Un’organizzazione che si sposta verso logiche economiciste rende più fragili non solo i lavoratori, ma l’intero sistema di assistenza».

Fp Cgil e Uil-Fpl difendono invece la scelta dell’azienda consortile, già adottata nell’Ats 19 del Basso Polesine e sostenuta dalla maggioranza dei Comuni dell’Ats 18: «È la forma più idonea per garantire stabilità e continuità nel tempo, mantenendo i servizi in ambito pubblico e assicurando personale fidelizzato, condizione indispensabile per servizi così delicati».

I sindacati criticano inoltre il tono con cui, a loro avviso, è stata ridimensionata la questione: «Affermare che il contratto dei lavoratori non può influenzare una scelta organizzativa così importante significa ignorare che la qualità dei servizi si regge proprio sulle condizioni di chi li eroga».

Mantovan e Pavarin sottolineano infine come la programmazione futura dei servizi sociali dovrà fare i conti con un territorio già fragile, segnato dall’invecchiamento demografico, dall’aumento delle marginalità e dalla precarietà lavorativa: «Proprio per questo – dichiarano – non possiamo permetterci soluzioni che accrescano ulteriormente l’insicurezza e la frammentazione».

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