I fatti risalgono al 2023, furono fatti esplodere ordigni a Borgo Fiorito a Cavanella Po (nel comune di Adria) e al villaggio Tizè di Rosolina Mare. Confermata la Sentenza di Rovigo

VENEZIA – Martedì 28 aprile 2026 la Corte d’Appello d’Assise di Venezia, preceduta dal Giudice Michele Medici, ha confermato le condanne a 6 anni di carcere a testa (LEGGI ARTICOLO), ed una multa di 25 mila euro, per i tre giovani che fecero esplodere delle bombe carta, prendendo di mira gli immigrati.

Respinto il ricorso della Procura della Repubblica di Rovigo rappresentata dalla dottoressa Manuela Fasolato, che aveva chiesto in primo grado, in una lunga ed articolata requisitoria, 16 anni ed 11 mesi di carcere a testa prima della Sentenza di venerdì 7 marzo 2025. Al primo dispositivo si erano opposte anche le difese degli imputati, ma già in primo grado avevano ottenuto la caduta dell’accusa per tentato omicidio e tentata strage.

I presunti responsabili (presunti perchè la Sentenza è di secondo grado) sono tutti residenti in Provincia di Rovigo, S.N. del 2000 di Porto Viro, M.T. del 2002 di Taglio di Po, T.C. del 2001 di Loreo. Il deposito delle motivazioni della Sentenza è previsto in 90 giorni, di fatto la partita non è ancora chiusa, c’è la possibilità di un eventuale ricorso in Cassazione. 

Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle Parti Civili: le cifre variano da 2.790 euro al Comune di Adria, e da 1.860 euro a 3.720 euro per alcuni danneggiati.

I fatti risalgono al 31 marzo 2023 (LEGGI ARTICOLO), secondo l’accusa e le minuziose indagini dei Carabinieri del comando provinciale di Rovigo, coordinate dalla Procura della Repubblica di Rovigo, i tre avrebbero collocato un ordigno esplosivo artigianale sulla base del portone del condominio di Borgo Fiorito a Cavanella Po (nel comune di Adria) in via Dogana n. 20.  Provocò una deflagrazione tale da infrangere i vetri della porta d’ingresso al piano terra e delle finestre del piano ammezzato, distruggendo completamente l’androne.

L’esplosione fu talmente forte da devastare le porte di tre dei sei appartamenti posti al primo e al secondo piano dello stabile, ponendo così in pericolo l’incolumità dei condòmini presenti all’interno della palazzina. Erano le 22, l’ordigno secondo la Procura di Rovigo poteva uccidere. Inizialmente fu contestata la tentata strage, poi riqualificata in tentato omicidio.

La Procura della Repubblica di Rovigo ha chiesto (LEGGI ARTICOLO) ed ottenuto il processo immediato per i tre giovani polesani.

Quello del 31 marzo 2023 non è l’unico episodio contestato. A distanza di mesi un secondo raid, una ‘missione’ alle 4 di mattina al villaggio Tizè di Rosolina Mare il 29 luglio. Tre esplosioni nel cuore della notte udite a chilometri di distanza, una negli appartamenti a sud-est, le altri due a nord-est. All’interno degli alloggi alcuni extracomunitari. Qualche giorno dopo anche a Porto Viro, il 2 agosto, nei pressi della piscina comunale.  I Carabinieri, con l’ausilio dei Ris, hanno tracciato le posizioni dei telefoni cellulari, analizzato le chat dei tre sospettati, ne è emerso per la Procura un quadro chiaro, limpido ed inquietante.

Oltre alla detenzione del materiale esplodente, di per sé grave, ci sono anche episodi di pestaggi e tentativi di investimento nei confronti di immigrati.


Di fatto i tre sono stati condannati per detenzione e porto in luogo pubblico di ordigno artigianale esplosivo composto da una miscela di tipo pirotecnico a base di perclorato di potassio, polvere nera e alluminio (con l’aggravante di discriminazione razziale)  ed esplosione e scoppio di ordigno esplosivo posto alla base del portone di via Dogana n.20 di Adria, frazione di Cavanella (con aggravante razziale), riconosciuto il vincolo della continuazione tra i medesimi reati (vedi Rosolina). 

E’ stata rinviata al 26 maggio 2026 l’udienza preliminare davanti al GUP di Rovigo relativa a un procedimento stralcio inserito in una più ampia indagine che riguarda diversi episodi avvenuti tra il 2022 e il 2023 nel Polesine.

La decisione è stata presa su richiesta delle difese e con il consenso della Procura, in attesa dell’esito proprio della Sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia di oggi.

Gli imputati sono S.N., M.T., T.C., C.G., M.F. e D.M.G. (compresi i tre già condannati in Appello oggi), tutti cittadini italiani, chiamati a rispondere a vario titolo di una serie di episodi distinti.

Secondo l’impostazione accusatoria, S.N. e T.C. sono coinvolti in un episodio avvenuto a Rosolina, in località Villaggio Tize, il 29 luglio 2023, quando nelle prime ore del mattino sarebbe stato detenuto e portato in luogo pubblico materiale esplodente, con l’obiettivo di incutere timore nella popolazione.

M.T., invece, è accusato di aver detenuto nella propria abitazione, a Taglio di Po, armi clandestine, munizioni da guerra e un’arma a impulsi elettrici, materiale scoperto nel corso di accertamenti eseguiti il 24 ottobre 2023.

A T.C. vengono contestati diversi episodi. Tra questi, un grave danneggiamento avvenuto a Loreo tra il 24 e il 25 dicembre 2022, quando un furgone parcheggiato in strada sarebbe stato prima infranto e poi colpito da un ordigno artigianale esploso all’interno del mezzo, causando ingenti danni.

Lo stesso imputato è inoltre accusato di aver detenuto e utilizzato l’ordigno per commettere il danneggiamento.

Sempre a T.C. viene contestata un’aggressione avvenuta ad Adria l’11 agosto 2023 ai danni di un minore nato nel 2009 e di origini straniere. Secondo l’accusa, il ragazzo sarebbe stato avvicinato, insultato con frasi a sfondo razzista e poi colpito con una testata, schiaffi, calci e pugni, con il tentativo di spingerlo in un canale, riuscendo però a fuggire.

S.N. e M.F. sono invece imputati per una tentata aggressione avvenuta a Porto Viro tra il 18 e il 19 settembre 2023. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero avvicinato tre giovani di origine straniera che viaggiavano in bicicletta lungo una strada arginale, facendone cadere uno e lanciando successivamente un oggetto metallico contro le biciclette.

D.M.G. risponde invece di aver venduto senza licenza materiale pirotecnico per circa nove chili a S.N., spedendolo direttamente presso la sua abitazione.

Infine, C.G. è accusato di aver aiutato S.N. a eludere le indagini dopo i fatti contestati, fornendo indicazioni su una possibile strategia difensiva, accompagnandolo nei luoghi degli episodi e contattando anche un appartenente alle forze dell’ordine per ottenere informazioni sul materiale investigativo.

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