ROVIGO – Sono dei “cani sciolti”, ovvero non appartengono a qualche gruppo politico. Lunedì 30 ottobre potranno rispondere alle domande del Giudice, ma potranno anche avvalersi della facoltà di non rispondere. Interrogatorio di garanzia per i tre giovani bassopolesani che devono rispondere di una lunga serie di reati, il più grave è stato riqualificato da tentata strage (pena minima 15 anni) a tentato omicidio plurimo. Avvocati di fiducia di prim’ordine per i tre ventenni figli di buona famiglia, che avranno il difficile compito di smontare l’accusa sostenuta dalla Procura (LEGGI ARTICOLO).

Solo per puro caso non ci sono state vittime. Bombe carta vere e proprie, artigianali, ma in grado di ferire in maniera seria. Basta vedere i danni procurati. Tre ai domiciliari, tutti ragazzi sui 20 anni o poco più, ragazzi di buona famiglia, il figlio di un militare della Guardia di Finanza e di un avvocato, un fulmine a ciel sereno, come l’esplosione di Cavanella Po del 31 marzo 2023. Dalle prime informazioni raccolte si trattava di un cosiddetto ‘petardone’, sembrava una sorta di avvertimento mirato, una resa dei conti nell’ambito del piccolo spaccio locale. Invece no, era qualcosa di più serio.
Secondo la Procura, ed il modus operandi dei tre lo dimostra, era un vero e proprio attentato, “avrebbe potuto uccidere”. In via Dogana, al civico 20, la deflagrazione è stata tale da infrangere i vetri della porta d’ingresso sita al piano terra e delle finestre del piano ammezzato, distruggendo completamente l’androne, danneggiato tre porte dei sei appartamenti della palazzina. Erano circa le 22, se a quell’ora fosse passato qualcuno l’accusa sarebbe di omicidio. All’interno della palazzina c’erano 5 condomini, per fortuna illesi dopo l’esplosione.

Nel mirino il ‘sistema’ Borgo Fiorito, una zona dove vengono accolti richiedenti asilo, zona già in passato teatro di proteste e tensioni. Alcuni testimoni hanno visto fuggire un veicolo commerciale Fiat di colore bianco, un Fiorino – Qubo. Le riprese del sistema di videosorveglianza lo confermano, come le indagini tecniche dell’Arma dei Carabinieri. La targa era coperta, i ragazzi usavano il passamontagna, ma non hanno fatto i conti con i sistemi di videosorveglianza degli altri comuni, e con le tracce lasciate dal Gps.
Vista la gravità dell’episodio sono stati coinvolti anche i Ris di Parma, il reparto d’eccellenza dei Carabinieri che si occupa di investigazioni scientifiche. Dalle intercettazioni hanno fatto emergere la matrice xenofoba, oltre a certificare gli autori.
Secondo la Procura di Rovigo il movente è propio questo. A distanza di mesi un secondo raid, una ‘missione’ alle 4 di mattina al villaggio Tizè di Rosolina Mare il 29 luglio. Tre esplosioni nel cuore della notte udite a chilometri di distanza, una negli appartamenti a sud-est, le altri due a nord-est. All’interno degli alloggi alcuni extracomunitari. Anche in questo caso dai più sono state ‘bollate’ come fuochi d’artificio, ma i Carabinieri avevano già una pista da seguire, e non era quella pirotecnica. Quasi come un gioco, un passatempo. Qualche giorno dopo anche a Porto Viro, il 2 agosto, nei pressi della piscina comunale. Esplosioni senza un perchè.
Il 3 agosto l’ulteriore svolta. I Carabinieri di Adria convocano telefonicamente il proprietario del mezzo utilizzato (uno dei tre arrestati) per il raid a Cavanella Po, ne seguono una serie di telefonate intercettate dai militari dell’Arma. A questo punto la fidanzata del ragazzo chiama anche un militare dell’Arma, anch’egli indagato solo per il fatto di avergli risposto sull’indagine in corso (ma di fatto non riferendo nulla, una pura leggerezza ininfluente in termini investigativi). I Carabinieri della Compagnia di Adria avevano già tutte le carte in mano con un corposo lavoro investigativo, che ha ricevuto anche il plauso del Prefetto di Rovigo (LEGGI ARTICOLO)

“Solidarizzo con i migranti che in Polesine sono stati presi di mira da una serie di azioni razziste”. Stando a quanto emerso, la banda sarebbe stata pronta a colpire di nuovo da qui alle prossime settimane. “Di fronte ad episodi così gravi non possiamo voltarci dall’altra parte, facendo finta di nulla – sottolinea il consigliere regionale Arturo Lorenzoni – Esprimo una forte condanna per quanto avvenuto, segno di un clima sempre più ostile nei confronti di chi arriva, dopo un viaggio pieno di peripezie, da una cultura diversa”. L’immigrazione, aggiunge, “non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale cui siamo chiamati a dare delle risposte che, in primo luogo, mettano al centro ogni singola persona costretta a scappare, per svariati motivi, dal proprio Paese d’origine”. “Alzare muri o, peggio ancora, scagliarsi contro di loro non è certo una soluzione – precisa – Serve, piuttosto, costruire un percorso che porti ad un’accoglienza sostenibile”. Oltre che per motivi umanitari, “si pensi a quanto il Veneto abbia necessità di manodopera in tutti i comparti, dall’industria all’agricoltura. Da questo punto di vista, allora, accogliere rappresenta veramente un’opportunità”.
E’ l’unica presa di posizione politica pervenuta al nostro giornale dopo i fatti emersi in queste ore, anche questo potrebbe essere un tema su cui riflettere.
Lunedì in Tribunale a Rovigo primo giorno verità per i tre ragazzi arrestati: S.N. del 2000 residente a Porto Viro, M.T. del 2002 residente a Taglio di Po, T.C. del 2001 residente a Loreo.
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