BADIA POLESINE (Rovigo) – Il presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan, ospite del Rotary club Badia-Lendinara-Altopolesine nella serata del 20 gennaio, ha affrontato l’attualissimo tema: “Agricoltura tra sfide climatiche e commerciali”.
Invitato dalla presidente del club Sara Zorzan, il numero uno regionale della categoria agricola più rappresentativa del territorio, si è addentrato sull’impatto che le dinamiche globali hanno sulle aziende locali, costrette a fare i conti con rincari dei costi energetici, tensioni internazionali e sfide climatiche, con un’incursione sul tema delle trivellazioni inun territorio fragile e delicato come il Polesine, definito un argomento controverso e complesso.
Sul banco degli imputati le Politiche Agricole Comunitarie che, al traino dei Paesi del nord Europa, mettono in seria difficoltà le produzioni dei Paesi mediterranei e venete in particolare.
Accordi commerciali, come il Mercosur (accordo di libero scambio con i paesi del Sud-America), finiscono per favorire importazioni agroalimentari che non rispettano le regole ambientali, sanitarie e sociali europee, aprendo la strada a una concorrenza sleale. Sono in gioco sovranità agricoltura e sicurezza alimentare. Per questo la delegazione degli agricoltori veneti a Strasburgo, chiede a gran voce la difesa del comparto agroalimentare italiano.
“Come è stato possibile?”, puntato il dito anche sull’importazione dell’olio tunisino a dazio zero, ha chiesto Gregorio Mercadante, rammentando gli storici appoggi politici di Coldiretti.
“È vero – ha ammesso Salvan – che per troppo tempo il nostro Paese non è stato adeguatamente rappresentato a Bruxelles e che una politica spesso divisa indebolisce le istanze italiane. L’Europa però non può essere matrigna con uno dei Paesi fondatori. D’altra parte, non possiamo uscirne per due motivi essenziali: non restare schiacciati dai player mondiali nel mercato globale e perché il debito pubblico italiano non consentirebbe adeguato sostegno internazionale all’agricoltura”.
Ciò detto, l’agroalimentare non è gestibile come qualsiasi altra industria. Il caso dello zucchero è esemplare. Eravamo autosufficienti ed ora restano solo due zuccherifici mentre siamo costretti ad importare zucchero di dubbia qualità. “Non possiamo continuare a perdere filiere di produzione strategiche per la nostra economia” ha affermato il presidente di Coldiretti che, facendo leva sul riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco, ha rilanciato la centralità del mondo agricolo per la sostenibilità ambientale e la qualità della vita. “Agricoltori, allevatori e pescatori sono custodi del territorio e presidio contro il rischio idrogeologico”.
La nuova Commissione europea, nel rivedere le politiche comunitarie agricole, dovrà giocoforza affrontare alcune urgenze, quali l’emergenza lupi (col conseguente abbandono delle malghe di montagna e tutto quel che ne consegue) e la ricerca di un’alternativa praticabile nella riduzione nell’uso dei fitofarmaci. Vedremo se sarà l’occasione per i rappresentanti italiani di chiedere un cambio di prospettiva.
Federico Amal, ha richiamato l’accento sul problema del mancato ricambio generazionale e sui lavoratori extracomunitari nella nostra Provincia.
“Per i lavoratori, è necessario pensare al loro inserimento socio-ambientale per contrastare infiltrazioni criminali – ha risposto Salvan – mentre il mancato ricambio generazionale è un trend inarrestabile che porta inevitabilmente alla concentrazione delle conduzioni agricole (si arriverà in un decennio ad aziende da 40 ettari), ma non è scontato che questo generi maggior valore”.
Riferendosi al perimetro Polesano, un altro socio ha chiesto se valga la pena promuovere nuove colture (forse favorite dai cambiamenti climatici) come l’olivicoltura e il vino autoctono.
Salvan ha risposto “Sono il primo a dire ragioniamoci sopra. Cultivar idonee alle nuove condizioni climatiche sono possibili, tanto più che in Italia la richiesta di olio aumenta, mentre per il vino si dovranno intercettare le nuove tendenze del mercato che oggi privilegia bianchi e dealcolati”.
Ugo Mariano Brasioli


















