Carne artificiale ‘ruba’ reddito di allevatori onesti

Coldiretti Rovigo chiede rispetto per i produttori italiani: in Veneto 7mila aziende zootecniche impegnate nella produzione di qualità

ROVIGO – “Non rimaniamo zitti di fronte al nuovo business privato della “carne” in provetta dietro il quale si nascondono rilevanti interessi economici e speculazioni internazionali dirette a sconvolgere il sistema agroalimentare mondiale” è quanto afferma Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Rovigo a fronte delle notizie apparse in rete che confermano la pioggia di finanziamenti per i produttori di surrogati di carne. Un flusso di denaro che sta interessando diverse aziende americane con nuove produzioni e che piace anche in Europa dove sul mercato potrebbero essere messe in commercio bistecche artificiali create in laboratorio.

 Il 96% degli italiani continua a mangiare carne, secondo il rapporto Coldiretti/Ixe’, con una frequenza media di consumo di 2,7 volte a settimana e la convinzione che la giusta quantità di carne, bianca e rossa, sia una componente fondamentale della buona dieta

Queste società che puntano a fare concorrenza sleale sul mercato spacciando per carne prodotti ottenuti dalla moltiplicazione cellulare in laboratorio combinate con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici, si aggiunge peraltro alla campagna di demonizzazione in atto per la vera carne. Una doppia tenaglia che minaccia di far chiudere le stalle con perdite di posti di lavoro e di produzioni tradizionali la cui distintività è componente strategica del Made in Italy nel mondo.

I consumatori si dimostrano giustamente diffidenti nei confronti di prodotti sintetici e alla base c’è una sostanziale sfiducia per un prodotto sconosciuto. Secondo il sondaggio Coldiretti/Ixe’ il 95% degli italiani non mangerebbe mai carne sintetica se questa arrivasse sul mercato, con una bocciatura quasi plebiscitaria per la bistecca fatta in laboratorio da cellule staminali prelevate dal muscolo di un bovino, rompendo il legame con la naturalità del cibo. Gli italiani mettono al primo posto il fatto di non fidarsi delle cose non naturali (68%), mentre al secondo posto ci sono i consistenti dubbi sul fatto che i prodotti di sintesi siano sicuri per la salute (60%). Rilevante anche la considerazione che la carne artificiale non avrà lo stesso sapore di quella vera (42%) ma c’è anche chi teme per il suo impatto sulla natura (18%) e chi fa notare, soprattutto tra i vegetariani e i vegani, che si tratta comunque di prodotti ottenuti dagli animali, peraltro con sistemi particolarmente cruenti. Il 96% degli italiani continua a mangiare carne, secondo il rapporto Coldiretti/Ixe’, con una frequenza media di consumo di 2,7 volte a settimana e la convinzione che la giusta quantità di carne, bianca e rossa, sia una componente fondamentale della buona dieta. In testa alle caratteristiche che il consumatore considera prima di acquistare c’è il fatto se la carne proviene da un allevamento italiano, seguita dalla presenza di un’etichetta con informazioni dettagliate e se arriva da un’azienda del proprio territorio. Prezzo e convenienza si piazzano solo al quarto posto, subito davanti ai marchi ad indicazione di origine.

“Il comparto zootecnico veneto, ma non solo, è identitario – commenta Salvan -. Ci si preoccupa di allevare razze pregiate, salvarle dall’estinzione e, dati alla mano, ci sono le nuove generazioni che stanno investendo in misure sostenibili per ridurre l’impatto ambientale. Gli allevatori, inoltre, proprio in questo momento stanno cercando di superare le difficoltà legata al carocosti, è una situazione molto difficile che non possiamo minare con altri problemi come la minaccia della carne sintetica. Quando chiude una stalla si interrompe un sistema: una stalla non è solo un’azienda, si tratta di persone, di territori, di filiera”.

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