ROVIGO – La sindaca di Rovigo Valeria Cittadin ha annunciato pubblicamente (LEGGI ARTICOLO) la volontà dell’amministrazione di recedere dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai), progetto attivo in città dal 2001 e rinnovato regolarmente ogni tre anni. £L’annuncio risulta contraddittorio poiché, solo pochi giorni prima, la Giunta aveva approvato con delibera n. 00283/2025 il rinnovo del Sai per il triennio 2026–2028, riconoscendone valore e continuità (LEGGI ARTICOLO)” afferma la consigliera comunale della Civica per Rovigo Enrica Crivellaro che, sull’argomento, ha presentato formale interrogazione in consiglio comunale.
“Il Sai è finanziato interamente dal Ministero dell’Interno, con un apporto di 1,5 milioni di euro ogni tre anni, senza oneri per il Comune. Offre accoglienza diffusa a un numero limitato di beneficiari (30 su 50.000 abitanti) e prevede percorsi personalizzati per l’inclusione sociale e l’autonomia: corsi di lingua italiana, orientamento lavorativo, supporto abitativo e mediazione culturale. L’inserimento nel mondo del lavoro è uno degli elementi cardine, favorito dalla Rete Polesana per l’Inclusione Socio-Lavorativa, che ha permesso a molti beneficiari di lavorare in agricoltura e logistica. Nel solo 2024, il 70% dei contratti agricoli in Polesine è stato stipulato con lavoratori stranieri, percentuale che sale al 79% nei lavori non qualificati.
Il progetto garantisce inoltre la presenza di 7 mediatori culturali – sottolinea Crivellaro – figure che collaborano con ULSS, scuole e altri enti, e che saranno essenziali con l’imminente apertura del carcere minorile. Il Sai offre anche corsi di lingua italiana ai migranti ospitati nei Cas (ex seminario dei Frati Cappuccini), prevenendo fenomeni di marginalità.
In questo scenario, rinunciare a un progetto che funziona significa abbandonare un modello efficace di governo locale del fenomeno migratorio — un modello riconosciuto a livello nazionale. Il Sai di Rovigo è stato recentemente selezionato come buona prassi ed è stato invitato a Roma come esempio di efficienza e coesione territoriale.
Una buona prassi condivisa con la Prefettura e realizzata anche in collaborazione con Centro per l’Impiego, Progetto Antitratta, aziende, enti bilaterali, associazioni di categoria, fondazioni, sportelli abitativi e altri soggetti del territorio. Attualmente, 736 Comuni italiani, tra cui 20 in Veneto, partecipano al Sai; Rovigo sarebbe l’unico capoluogo veneto a uscire dalla rete.
L’interrogazione chiede all’Amministrazione comunale di motivare le dichiarazioni della Sindaca alla luce della delibera di rinnovo appena approvata; se sia consapevole che rinunciare al Sai non eliminerà il fenomeno migratorio ma priverà la città di strumenti di governo locale; e quale piano alternativo intenda adottare per garantire assistenza, mediazione culturale e percorsi di integrazione, soprattutto in vista dell’apertura del carcere minorile“.














One Comment
a questa signora,consiglio vivamente di leggere le cronache…NOSTRE…LOCALI…non servono quelle di milano,roma,bologna..ma a rovigo,badia polesije,adria e lendinara!! legga..si informi!!