31 arresti per due indagini della Procura di Napoli che hanno coinvolto anche il penitenziario del capoluogo
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ROVIGO – I potenti clan della camorra napoletana si preoccupavano di far arrivare in carcere telefonini e droga. I primi servivano per tenere i contatti con l’esterno, e molto spesso per commettere anche altri reati.

E’ quanto emerso dalla conferenza stampa odierna della Procura di Napoli che ha illustrato l’ampia operazione di smantellamento della rete di contatti della camorra con i reclusi, che ha portato alla esecuzione di 31 misure cautelari.

Con la distribuzione della droga i boss accrescevano il loro potere.

I rifornimenti avvenivano con droni gestiti da una sorta di ‘service’ che aveva tariffe precise: mille euro per consegnare uno smartphone, 250 euro per un telefonino abilitato alle sole chiamate vocali e 7.000 euro per mezzo chilo di droga.

Due distinte indagini hanno portato complessivamente all’esecuzione di 31 misure cautelari da parte della Procura di Napoli che ha fatto luce sulla ‘distribuzione’ di droga e telefoni in 19 carceri.
I penitenziari interessati sono quelli di Frosinone, Napoli – Secondigliano, Cosenza, Siracusa, Lanciano, Augusta, Catania, Terni, Rovigo, Caltanissetta, Roma-Rebibbia, Avellino, Trapani, Benevento, Melfi, Asti, Saluzzo, Viterbo e Sulmona sull’utilizzo di telefoni da parte di alcuni detenuti e consegne di droga.

Le due inchieste sono state illustrate dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, alla presenza degli uomini della Polizia di Stato, del Nic della Polizia penitenziaria e del Ros dei Carabinieri.

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