La consigliera regionale: “Fotovoltaico, efficienza e comunità energetiche per affrontare la crisi nei prossimi dieci anni”

ROVIGO – No al ritorno del nucleare come risposta alla crisi energetica. È la posizione della consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete), che interviene nel dibattito aperto dalle recenti dichiarazioni del viceministro all’Ambiente Vania Gava.

“Parlare di nucleare come soluzione non più rinviabile è una scorciatoia illusoria – afferma Cendron –. La transizione energetica si gioca nei prossimi dieci anni, non tra venti”.

Secondo la consigliera, i tempi tecnici e autorizzativi rendono il nucleare una risposta inefficace nel breve periodo. “Anche nei Paesi con filiera attiva, una centrale richiede 10-15 anni. In Italia, dove il settore è stato dismesso, i tempi sarebbero ancora più lunghi”.

Dubbi anche sugli Small Modular Reactors (SMR), ancora lontani da un’applicazione commerciale diffusa. “Non esistono oggi impianti operativi su larga scala – sottolinea –. Questo significa che il nucleare non può rispondere all’emergenza attuale”.

Per Cendron, la priorità è ridurre subito le emissioni e garantire energia disponibile nel breve termine, evitando di superare soglie economiche e climatiche critiche. “Servono tecnologie già disponibili e scelte concrete”.

Da qui la proposta di puntare su efficienza energetica, riduzione dei consumi e autoproduzione. Tra le misure, anche un “bonus fotovoltaico” regionale destinato ai piccoli Comuni sotto i 3mila abitanti, già proposto come emendamento al bilancio ma non accolto.

Attenzione anche alla cosiddetta “hydro release”, che secondo la consigliera potrebbe avere effetti positivi ma va monitorata per evitare vantaggi concentrati su pochi operatori.

Infine, la difesa delle rinnovabili. “Dire che sono insufficienti non è supportato dai fatti – conclude –. Esistono studi che dimostrano come un sistema basato su fotovoltaico, eolico e accumuli sia già oggi possibile e più sostenibile”.

Una linea chiara: meno promesse a lungo termine e più interventi immediati. Perché il tempo non è una variabile secondaria.

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