Il leader della lista civica difende la scelta di lasciare l'aula e critica la gestione della seduta: «Documenti poco chiari e tensioni esasperate da procedure confuse»

ADRIA (Rovigo) – Dopo la bagarre che ha segnato l’ultima seduta del Consiglio comunale di Adria, culminata con l’espulsione del consigliere Enrico Bonato e l’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni (LEGGI ARTICOLO), arriva anche la presa di posizione di Lamberto Cavallari, capogruppo dell’omonima lista civica, che invita ad abbassare i toni e critica la gestione complessiva dei lavori consiliari.

Con una battuta che richiama il paragone calcistico finito al centro della polemica, Cavallari prova innanzitutto a stemperare il clima. «Restando in ambito calcistico, potremmo dire che quando si gioca in Terza Categoria non si può pretendere di avere Collina ad arbitrare», osserva. «Ma al di là delle battute, credo che la prova di forza della presidenza non sia stata utile né costruttiva».

Per l’esponente civico, infatti, quanto accaduto non può essere analizzato senza considerare il contesto nel quale si è svolta la seduta. Cavallari punta il dito contro una gestione che definisce confusa e poco chiara. «Questo Consiglio comunale è stato preparato e gestito in modo pessimo, con documenti poco chiari e procedure che hanno generato ulteriore confusione», afferma.

Secondo il consigliere, durante la discussione vi sarebbero stati momenti nei quali risultava difficile comprendere con precisione quali testi fossero effettivamente in votazione, quali emendamenti fossero ancora pendenti e quale sarebbe stato il risultato finale delle modifiche al regolamento.

Una situazione che, a suo giudizio, avrebbe inevitabilmente contribuito ad alimentare la tensione tra i consiglieri. «Non si riusciva nemmeno a capire con certezza cosa si stesse votando. Una situazione del genere non poteva che esasperare gli animi e rendere il confronto ancora più difficile», sostiene.

Pur senza entrare nel merito delle parole pronunciate da Enrico Bonato nei confronti del presidente del Consiglio Fortunato Sandri, Cavallari difende il principio del confronto politico anche quando assume toni accesi. «La politica è anche confronto duro, provocazione e capacità di rispondere nel merito. Se non si riesce a reggere una provocazione politica senza ricondurre tutto sul piano personale, allora diventa molto difficile fare politica».

Da qui la scelta della sua lista di abbandonare l’aula insieme agli altri gruppi di opposizione. «La mia decisione di lasciare l’aula è stata un gesto politico e istituzionale. Non significa condividere necessariamente ogni parola pronunciata, ma ritenere sproporzionato e sbagliato il modo in cui si è deciso di chiudere il confronto», spiega.

L’esponente civico richiama infine tutti i protagonisti della vicenda a recuperare equilibrio e senso delle proporzioni, a partire da chi è chiamato a dirigere i lavori del Consiglio comunale. «Credo che tutti dobbiamo ritrovare il senso della misura, a partire da chi è chiamato ad arbitrare e a garantire equilibrio e imparzialità. Diversamente ogni argomento diventerà terreno di battaglia e ogni seduta si trasformerà in uno scontro».

Per Cavallari il rischio è che le tensioni istituzionali finiscano per riflettersi negativamente anche sul clima cittadino. «Non penso che questo sia il metodo migliore per rasserenare una città che già troppo spesso si divide e litiga su tutto. La politica dovrebbe provare a ricucire, non ad alimentare nuove fratture».

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