ROVIGO – Scuola e inclusione al centro nella sessione del Festival della Migrazione di Rovigo. Un confronto appassionato e ricco di contenuti all’aula magna di Palazzo Angeli, in un incontro curato dall’Università di Ferrara e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Nel suo saluto iniziale, Gilberto Muraro Presidente di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ha sottolineato la scelta della Fondazione di accompagnare il cammino del Festival della Migrazione: “Questo incontro è la tappa di un percorso che stiamo portando avanti come Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Siamo già presenti in tante realtà che hanno a che fare con la scuola, l’istruzione e la formazione e abbiamo maturato la consapevolezza che è necessario curare maggiormente la fascia iniziale, quella relativa all’infanzia. Abbiamo deciso di entrare anche nel campo della migrazione perché siamo convinti che il destino del nostro Paese sarà deciso dalla capacità di trasformare il fenomeno da problema a risorsa. Dobbiamo concentrarci sul tema dell’educazione delle seconde generazioni, di chi viene qui da bambino e si affaccia all’iter formativo nazionale. Le storie ci dicono che dalla seconda generazione viene fuori il meglio e il peggio, può dare linfa vitale alla società, ma anche covare rabbia che sfocia in ostilità. Serve sviluppare la capacità di integrare e trovare le giuste forme di convivenza. Come Fondazione siamo felici di sostenere il percorso del Festival della Migrazione, alla ricerca di idee da trasformare in progetti concreti”.

“Parlare di integrazione – ha affermato Patrizio Bianchi, già Ministro dell’Istruzione, docente di Economia applicata all’Università di Ferrara – significa pattinare sul ghiaccio, c’è sempre il rischio di scivolare nell’omologazione. Uno dei rischi che corriamo quando affrontiamo la questione dell’integrazione è scaricare il problema su chi arriva, ma integrazione vuole dire che siamo noi a dover essere in grado di agire sulla nostra società per renderla aperta e inclusiva.
Un cambiamento complesso, ma per un Paese come il nostro, con un’età media di 48 anni, è anche necessario. Dobbiamo riuscire a mantenere il senso della comunità rafforzando la società, dobbiamo essere più attrattivi nella scuola e nell’università e superare la contraddizione della Legge Bossi-Fini, per la quale per avere un lavoro devi essere cittadino e per avere la cittadinanza devi lavorare.
Bisogna generare un sistema che sia capace di essere inclusivo e aperto e in grado di restituire a questi paesi persone formate per contribuire alla loro crescita. Globalizzazione deve essere riletta sotto la chiave della fraternità e della solidarietà per essere leva di sviluppo, serve una visione globale, perché l’illusione paranoide di chiudere le frontiere per difendersi non esiste più e la via del multilateralismo è l’unica possibile. La scuola deve essere aperta, inclusiva e affettuosa, e coinvolge tutti, non solo i bambini, per tutta la vita”.

Alfredo Alietti, docente di Sociologia e direttore del Centro di Ateneo per la cooperazione internazionale dell’Università di Ferrara, ha parlato di inclusione e cooperazione in una società che vive un perenne stato di crisi: “Oggi la crisi è una condizione permanente e continua, non solo dei sistemi socioeconomici, ma delle nostre esperienza di vita, tanto che si parla di permacrisi. La crisi coinvolge anche i corpi intermedi, viviamo un progressivo indebolimento anche del mondo della scuola e dell’università.
In questa cornice, la definizione di inclusione è vecchia e ormai non più idonea, perché non tiene conto della pluralità delle situazioni. L’inclusione prevede il buon funzionamento del bene comune e questo mal si concilia con la progressiva privatizzazione dei beni pubblici e la retorica del managerialismo, che porta a gestire scuola e università come un’impresa economica.
La discriminazione e il razzismo sono antieconomici, ormai lo sappiamo, eppure la presenza migrante non viene valorizzata, anche nel sistema scolastico. Agli studenti con background migratorio vengono consigliati percorsi in istituti tecnici o professionali, che spesso diventano scuole contenitore e non sono promozione di qualcosa, mentre è alta la percentuale dei giovani di seconda generazione che vuole raggiungere università. L’intercultura è elemento fondamentale per il rafforzamento della scuola multietnica, in una scuola come la nostra, che ha un basso indice di apertura alla diversità, inclusione significa combattere la discriminazione che è ancora molto presente.
La cooperazione è un fattore fondamentale, ci troviamo di fronte a una sfida che non riguarda solo l’inclusione in senso lato: le nuove generazioni stanno guardando il mondo da un finestrino appannato, dobbiamo pulirlo per liberarli da questa sensazione di vuoto. I figli della migrazione hanno tanti talenti, ma bisogna metterli nella condizione di diventare risorsa, altrimenti resta un potenziale che non contribuisce alla crescita della società”.
Ha citato don Milani Arianna Thiene, docente di Diritto Civile dell’Università di Ferrara, soffermandosi sulla Costituzione e sul diritto garantito allo studio: “Il pensiero sociale cristiano è alla base della nostra Costituzione, dove la solidarietà non è una scatola vuota, ma un programma vincolante per le istituzioni. Nell’articolo 34, ‘la scuola è aperta a tutti’, i valori di formazione, educazione e istruzione si fondono in un unico orizzonte di senso della solidarietà. L’articolo 34 non si limita ad affermare l’obbligatorietà e la gratuità della scuola, ma anche il diritto allo studio dei più capaci e meritevoli, che devono essere messi nelle condizioni di poter raggiungere il più alto livello negli studi. Lo Stato deve fornire a tutti un’istruzione in condizioni di uguaglianza vera.
Al centro dell’educazione civica ci sono valori e principi come la solidarietà che è un fatto naturale, ma anche culturale. Educare alla solidarietà è essenziale fin dall’inizio del percorso formativo, significa non escludere nessuno e l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, introdotto dalla Legge 20 agosto 2019 numero 92, è importante. Insegnamento non inteso come presenza di una nuova disciplina, ma un percorso trasversale per formare i cittadini, abbandonando rigidità e formalismi. La formazione esige una comunità educante e le scuole sono fondamentali per attivare il meccanismo della vicinanza solidale. L’introduzione dell’educazione civica è stata bene accolta dalle scuole, anche grazie al supporto dall’Università, ed è in piena sintonia con i nostri costituenti, verso un mondo più umano e una vita più dignitosa per tutti”.
Nella conclusioni Monsignor Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara e Comacchio e Presidente Fondazione Migrantes, ha concluso passando in rassegna i tanti temi dell’incontro: “La scuola aperta a tutti dell’articolo 34 della Costituzione è un elemento importante, ma il diritto alla scuola ha degli aspetti di esigibilità problematici. Penso all’accesso alla scuola, all’abbandono scolastico, al riconoscimento dei titoli, all’accesso all’alloggio, alla povertà educativa. La scuola interculturale delineata oltre 25 anni fa chiede un percorso per diventarlo effettivamente. Interessante anche l’approfondimento sull’educazione civica: l’integrazione passa dalla conoscenza di una città, nei suoi diritti e nei suoi doveri, una strada in cui inserire la didattica, la conoscenza e la cittadinanza. La scuola è lo specchio della società che vogliamo, aperta, interculturale, solidale, democratica, capace di far crescere le persone. La scuola può aiutare a rigenerare la città, oggi più che mai c’è bisogno di sussidiarietà, senza fermarsi a ciò che manca, e queste occasioni di confronto sono momenti importanti per costruire comunità”.
Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.

















