Il festival dei luoghi comuni per non farsi riconoscere

Sabato 3 dicembre la "Scatola d'oro" ha richiamato gli amanti della satira brillante con l’imperdibile spettacolo comico portato in scena da Marco Falaguasta al Teatro Balzan di Badia Polesine (Rovigo)

BADIA POLESINE (Rovigo) – Dopo il successo di “Doctor Faust e la ricerca dell’eterna giovinezza” con Giampiero Ingrassia, del 13 novembre scorso, sabato 3 dicembre la “Scatola d’oro” ha richiamato gli amanti della satira brillante con l’imperdibile spettacolo comico portato in scena da Marco Falaguasta

L’attore romano per un’ora e mezzo, da solo, con brio spumeggiante e senza soluzione di continuità è riuscito a divertire gli spettatori, ragionando attorno al mistero evocato da quella frase che da il titolo alla performance e che i genitori nel trentennio, fra il 70 e gli anni 90, utilizzavano ogniqualvolta bisognasse richiamare i figli all’ordine o nelle circostanze in cui non riuscivano a dare le risposte richieste.

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Quella frase però risuona ancora nelle orecchie di tutti quelli che sono cresciuti in quegli anni. Anni che furono di piombo, quelli delle Brigate rosse, del sequestro Moro, della legge sul divorzio, poi sull’aborto, ma anche dell’Italia campione del Mondo in Spagna. Erano gli anni della Panda 30 (“anche perché la usavamo in 30”) con il finestrino abbassato e l’autoradio a tutto volume e quelli dei primi “amori solitari” per una dirompente Sabrina Salerno. Falaguasta ha cercato di rievocarli con il linguaggio leggero e arguto della satira, per provare a comprenderli, passando attraverso quello che siamo stati e per vedere come siamo diventati, “… noi che le domande le facevamo ai cugini più grandi, allo zio più moderno e non avevamo né Alexa, né Google”.

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“Anni ai quali la mia generazione guarda sempre con nostalgia” rammenta Falaguasta, che dello spettacolo è coautore con Alessandro Mancini. Certo eravamo giovani e spensierati, “…ma – si è chiesto l’attore – siamo proprio sicuri che non farsi riconoscere sia stato un vantaggio o forse, in qualche circostanza, avremmo potuto alzare la voce?” Con questo dubbio amletico, rivolgendosi al nonno in cielo, l’attore termina la pièce guardando all’oggi, in cui sembriamo naufragare nel grande mare dei luoghi comuni e dei selfie che omologano tutti e non ci fanno, proprio per questo, riconoscere. 

Dino Bonfante

Fra i fragorosi applausi finali Falaguasta, che ha ricordato le sue origini venete (il papà è originario di Cona), ha ringraziato il direttore artistico Massimo Santaniello “…che mi ha voluto questa serata, in questo bel teatro, ricordandomi pero di stare attento, perché mi ha detto: se non fai ridere, i te manda in mona”.

Commentando lo spettacolo, il presidente dell’associazione che gestisce il teatro Balzan, Dino Bonfante, ha parlato di una performance molto bella “…e di un artista a tutto tondo che sa far leva sulle sue qualità di trascinatore”.

Ugo Mariano Brasioli

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