ROVIGO – Il Veneto fa i conti con gli effetti dell’intensa ondata di maltempo che nella giornata del 2 giugno ha interessato gran parte del territorio regionale. A pagare il prezzo più alto è stata soprattutto la provincia di Rovigo, dove temporali violenti, grandinate e fenomeni vorticosi hanno provocato allagamenti diffusi, caduta di alberi e criticità alla rete idraulica secondaria.

Secondo la nota diffusa dalla Regione Veneto, l’emergenza è stata gestita attraverso un presidio capillare del territorio che ha coinvolto amministrazioni comunali, volontari della Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Consorzi di Bonifica e tecnici regionali. (LEGGI ARTICOLO)
“Ancora una volta il sistema regionale di Protezione Civile ha dimostrato capacità di risposta, garantendo interventi tempestivi nelle aree maggiormente colpite”, ha sottolineato il presidente della Regione Alberto Stefani, evidenziando l’importanza di continuare a investire nella sicurezza idraulica e nelle opere di difesa del suolo.
Anche l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini ha rimarcato l’efficienza della macchina organizzativa regionale: “La giornata del 2 giugno è stata caratterizzata da un’emergenza arancione, ma la Protezione Civile del Veneto ha risposto con la rapidità ed efficienza che la contraddistinguono. Determinante il lavoro svolto dai sindaci, dagli amministratori locali e dai volontari impegnati sul campo”.

Polesine epicentro dell’emergenza
La situazione più delicata si è registrata proprio nel Rodigino, dove la violenza dei fenomeni atmosferici ha causato allagamenti in numerosi centri abitati. Tra i comuni maggiormente interessati figurano Rovigo (LEGGI ARTICOLO), Costa di Rovigo, Villanova del Ghebbo, Fratta Polesine, Villamarzana, Arquà Polesine, Lendinara e Frassinelle Polesine. (LEGGI ARTICOLO)
A San Bellino è stato registrato il dato pluviometrico più elevato dell’intera regione, con ben 67 millimetri di pioggia caduti in poche ore. A Fratta Polesine si è abbattuta una grandinata con chicchi di dimensioni comprese tra i 3 e i 4 centimetri (LEGGI ARTICOLO), mentre a Villamarzana si è verificato il cedimento localizzato dell’argine di uno scolo consortile, causato dalla saturazione del terreno. Ad Adria, invece, si sono registrate cadute di alberi lungo la viabilità principale. (LEGGI ARTICOLO)

I primi interventi dei Vigili del Fuoco nel Rodigino hanno superato quota 59, concentrandosi soprattutto sul prosciugamento delle aree allagate, sulla rimozione degli alberi pericolanti e sulla messa in sicurezza di edifici e infrastrutture.
Una dinamica meteorologica particolarmente complessa
Dal punto di vista tecnico, l’evento è stato caratterizzato dal passaggio di due distinti sistemi temporaleschi.
Il primo ha colpito nel pomeriggio il settore occidentale della regione, interessando in particolare le province di Verona e Rovigo con precipitazioni intense e temporali di forte intensità. Oltre ai 67 millimetri registrati a San Bellino, nel Veronese si sono raggiunti i 59 millimetri a San Pietro in Cariano.
In serata un secondo sistema perturbato proveniente dalla Lombardia ha attraversato la fascia centrale e settentrionale del Veneto, portando ulteriori precipitazioni, seppur con accumuli generalmente più contenuti.
Interventi in tutto il Veneto
L’emergenza ha richiesto numerosi interventi anche nelle altre province.
Nel Padovano si sono verificati allagamenti, alberi caduti e disagi significativi nei comuni di Due Carrare, Monselice e Villafranca Padovana, mentre ad Anguillara Veneta è stato attivato il Centro Operativo Comunale.
Nel Vicentino si è intervenuti per allagamenti stradali e prosciugamenti, in particolare nel territorio di Brendola.
Nel Veronese, oltre alle forti precipitazioni, si sono registrati interventi per alberi pericolanti e scantinati allagati, con il supporto dei Centri Operativi Comunali attivati per monitorare l’evoluzione dei fenomeni.
Situazioni analoghe sono state gestite anche nella Città Metropolitana di Venezia, dove i soccorsi si sono concentrati sui danni provocati dall’acqua e sulla rimozione di alberature pericolanti.
Rete idraulica sotto osservazione
La Regione evidenzia come la rete idraulica principale abbia retto senza particolari criticità, mantenendo le portate entro i livelli di sicurezza. Maggiori problemi si sono invece registrati sulla rete secondaria, composta da canali minori e scoli, che in diversi punti è stata messa sotto pressione dall’eccezionale intensità delle precipitazioni.
Complessivamente sono stati attivati 70 Centri Operativi Comunali (COC) in tutto il Veneto, a conferma della portata dell’emergenza e della necessità di un coordinamento costante tra enti locali e strutture operative.
Per la Regione, l’episodio rappresenta un ulteriore segnale della crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi e rafforza la necessità di continuare a investire sia nei sistemi di previsione e allertamento sia nelle opere di manutenzione e potenziamento della rete idraulica, strumenti considerati essenziali per aumentare la resilienza del territorio veneto di fronte ai cambiamenti climatici.

















