La legge sul femminicidio approvata pochi giorni fa all’unanimità al Senato, dopo un percorso iniziato nella scorsa legislatura, è un primo passo

ROVIGO – Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. 

Credo che questa giornata sia necessaria per ricordare a tutti noi che c’è ancora molto da fare. Non si possono più tollerare, sopportare e giustificare atteggiamenti lesivi nei confronti delle donne. Non si possono voltare le spalle difronte a restrizioni di libertà, a disuguaglianze in ambito lavorativo, a vessazioni, a maltrattamenti, ad abusi fisici e mentali fino ad arrivare ai femminicidi. 

Il fenomeno mondiale ha proporzioni catastrofiche, l’Italia non è da meno. I dati sono in crescita rispetto all’anno scorso. Basti pensare che la media nazionale di femminicidio è, al momento, di 1 ogni 3 giorni. 

Ѐ evidente che c’è un’emergenza, non si può più perdere tempo, perché perdere tempo vuol dire spezzare ancora altre vite e segnare per sempre i familiari che restano. Sono più di 40 i bambini che sono rimasti orfani per femminicidio solo nel 2023, troppo spesso per mano di chi professa amore ma che amore non è. 

Le storie di queste donne si somigliano l’una con l’altra e spesso ci danno la sensazione che si potrebbero essere salvate dando credito ai segnali di pericolo. Le donne che denunciano non possono trovarsi ad affrontare tempi burocratici troppo lunghi. Non sono più ammissibili ritardi. 

Questi fatti non possono essere considerati come momenti di follia degli aguzzini. Sono il frutto della società e della cultura in cui viviamo dove le donne, ancora oggi, molto spesso, anche negli spot pubblicitari, ma non solo, sono sempre rappresentate nello stesso stereotipo di genere, come madri casalinghe sempre felici o donne estremamente seduttrici. Le donne sono molto di più e non si devono oggettivizzare. 

La legge sul femminicidio approvata pochi giorni fa all’unanimità al Senato, dopo un percorso iniziato nella scorsa legislatura, è un primo passo ma serve di più. 

Servono ulteriori interventi legislativi sulla prevenzione ed il contrasto della violenza. Servono più risorse per la formazione e la specializzazione degli operatori della giustizia in modo tale da intervenire in tempi più brevi. Nelle scuole, luogo di formazione di future donne ed uomini c’è bisogno dell’introduzione di corsi obbligatori mirati all’educazione all’affettiva e alle relazioni. In definitiva c’è il bisogno di misure concrete, non solo sulla carta, per contrastare questa piaga sociale. 

Vice Segretaria Provinciale 

Partito Democratico di Rovigo 

Diva Tosi 

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