ROVIGO – Dopo l’intervento dell’ex sindaco Edoardo Gaffeo sul progetto PINQUA di San Bortolo (LEGGI ARTICOLO), arriva una nuova presa di posizione dal fronte civico. A intervenire è Paolo Giolo, presidente dell’associazione Civica per Rovigo, che critica duramente la decisione dell’amministrazione guidata dalla sindaca Valeria Cittadin di rinunciare alla realizzazione della Cittadella delle Arti e della Musica nell’area di via Oroboni.
Nel mirino, le dichiarazioni dell’assessore ai Lavori pubblici e al PNRR Lorenzo Rizzato, giudicate “sconcertanti” per l’approccio ritenuto superficiale su un progetto considerato strategico per la città.
Il piano PINQUA, avviato dalla precedente amministrazione, prevedeva un investimento complessivo di circa 19 milioni di euro, principalmente attraverso fondi PNRR, per la riqualificazione dell’area ex Gabar nel quartiere San Bortolo. Un intervento articolato che comprendeva, oltre al recupero degli immobili esistenti, nuove aree verdi, piste ciclabili, housing sociale e, soprattutto, la creazione di un polo culturale.
Elemento centrale del progetto era proprio la Cittadella delle Arti e della Musica, con un auditorium da 320 posti, spazi per la didattica musicale, laboratori e sale espositive, pensata come luogo di aggregazione e crescita per i giovani.

Secondo Giolo, la scelta di rinunciare a questa infrastruttura rappresenta una perdita significativa per la città, che già oggi sconta la mancanza di spazi adeguati per la musica e le attività culturali. “Come si può immaginare di rinunciare a un auditorium da 320 posti – osserva – in presenza di un Conservatorio, di associazioni musicali e di scuole a indirizzo musicale che da anni soffrono la carenza di spazi?”
Critiche anche sul piano delle priorità amministrative: “È inaccettabile sacrificare un’infrastruttura culturale strategica per realizzare 60 posti auto”, sostiene il presidente della Civica, richiamando anche il percorso istituzionale già avviato nel 2021 con accordi tra Comune, Conservatorio, CUR e Istituto Comprensivo Rovigo 3.
Respinte, inoltre, le motivazioni legate a vincoli e aumenti dei costi: secondo Giolo, il progetto avrebbe potuto essere gestito nei tempi previsti.
L’intervento si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul futuro dell’area e, più in generale, sulla visione di sviluppo della città. “Le città che crescono – conclude Giolo – investono in cultura, formazione e spazi di incontro. Rinunciare a tutto questo significa restare fermi”.
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