ROVIGO – “Gli zulù non tirano le catene”. Con un intervento netto e articolato, Emanuela Pizzardo, esponente del Partito Democratico rodigino, interviene nel dibattito acceso dopo l’episodio di violenza avvenuto sabato scorso in città e, soprattutto, dopo le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Valeria Cittadin alla stampa (LEGGI ARTICOLO).
Pizzardo contesta in particolare l’utilizzo del termine “zulù” riferito ai giovani protagonisti dei disordini, definendolo “assolutamente inappropriato e fuorviante”.
“Non è accettabile che la prima carica istituzionale della città si esprima in maniera così approssimativa – scrive – facendo proprie espressioni di un vecchio gergo popolare, frutto di mancata conoscenza e quindi demagogiche”.
Secondo l’esponente dem, parole di questo tipo non sono semplici “sbavature”, ma assumono un peso politico e simbolico perché “le parole del sindaco sono le parole della città”.
“No al medioevo educativo: punire non basta”
Nel mirino anche l’impostazione che, a giudizio di Pizzardo, emerge dalle dichiarazioni della sindaca: un approccio centrato sulla punizione più che sulla comprensione e prevenzione.
“Una prospettiva principalmente punitiva – osserva – non tiene conto di ciò che è universalmente affermato dalla comunità scientifica e ci fa tornare in una sorta di ‘medioevo’ educativo”.
Pizzardo sottolinea il ruolo fondamentale di educatori, psicologi, professionisti sanitari e sociali che ogni giorno lavorano sul territorio per affrontare il disagio giovanile, un fenomeno complesso che non può essere ridotto a slogan o semplificazioni da social.
“Errore collegare disagio e immigrazione”
Altro punto centrale della riflessione riguarda il rischio di associare automaticamente la questione della sicurezza e dei “maranza” al fenomeno migratorio.
“È veramente sbagliato identificare il problema del disagio giovanile con l’immigrazione – scrive – è una fake, frutto di una visione troppo semplicistica di un fenomeno sociale complesso”.
Anche nel caso in cui alcuni responsabili siano ragazzi di seconda generazione, questo non può diventare “il paradigma del problema”.
L’appello: “Uscire dalle mistificazioni”
Pizzardo richiama infine le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei: “C’è sicurezza quando c’è accoglienza”, ribadendo la necessità di coniugare le due dimensioni senza contrapporle.
“Usciamo dalle mistificazioni e comunichiamo la realtà per quello che è – conclude – anche se questo ci darà qualche like in meno”.
Un intervento che riapre il confronto politico in città sul tema del disagio giovanile e sul linguaggio istituzionale, chiedendo maggiore responsabilità e strumenti concreti per affrontare un problema che va oltre la polemica del momento.














One Comment
difattii,con le politiche del “benvenuto”..dell’inclusione..dei dialogo,abbiamo visto dove siamo arrivati.consiglio a quelli di sx,per verificare la presenza o meno di “zulu” a rovigo,di fare un giro nelle stazioni fs….tanto per citare un quartiere..magari di notte..magari nel tratto ciclo-pedonale ..quello chje porta al censer….se siete tanto sicuti delle vostre idde.fatelo!!ma senza scorta,ovviamente