ROVIGO – È stata confermata anche in appello la sconfitta a tavolino per 0-3 della Fiessese nella gara di Seconda Categoria (girone H) contro il Ca’ Emo, inizialmente prevista per l’8 febbraio 2026 (LEGGI ARTICOLO). La Corte Sportiva di Appello ha infatti respinto il reclamo presentato dalla società fiessese, lasciando invariata la decisione già assunta dal Giudice Sportivo della Delegazione provinciale di Rovigo.
La vicenda nasce prima ancora del fischio d’inizio. La squadra ospite, il Ca’ Emo, aveva infatti presentato riserva scritta sulla regolarità delle porte, contestando sia l’altezza sia la verticalità di una delle strutture. L’arbitro, dopo aver verificato la segnalazione, aveva chiesto alla società ospitante (nella fattispecie nel campo di Pincara) di effettuare una misurazione.
Dai controlli era emersa una differenza rispetto alle dimensioni regolamentari. La Fiessese aveva quindi tentato di intervenire per sistemare la situazione, scavando lungo la linea di fondo tra i pali della porta risultata più bassa, nel tentativo di ripristinare le misure. L’intervento, tuttavia, aveva creato un solco irregolare di diversi centimetri, ritenuto potenzialmente pericoloso per i giocatori.
A complicare ulteriormente la situazione, secondo quanto riportato nel rapporto arbitrale, una delle porte risultava anche inclinata verso il terreno di gioco, dunque non perfettamente perpendicolare al campo. Dopo 45 minuti di attesa e ulteriori verifiche, l’arbitro aveva quindi deciso di non far disputare l’incontro.
La società Fiessese, assistita dall’avvocato Daiana Bellinello del Foro di Ferrara, aveva presentato reclamo chiedendo l’annullamento della sanzione e la ripetizione della gara. Nel ricorso venivano contestate sia la valutazione della pericolosità del solco sia la presunta irregolarità delle porte, sostenendo che i pali fossero correttamente verticali e che l’intervento effettuato avesse riportato le misure nei limiti consentiti. A supporto della tesi difensiva erano state allegate anche alcune fotografie scattate il giorno della partita.
La Corte Sportiva di Appello, riunitasi il 10 marzo sotto la presidenza dell’avvocato Enrico Penzo, ha però ritenuto fondato quanto riportato nel referto arbitrale. Sentito l’arbitro, il collegio ha preso atto che le misurazioni erano state effettuate personalmente sul campo alla presenza di entrambe le società e che, anche dopo l’intervento della squadra di casa, le porte risultavano comunque inferiori alle misure previste dal regolamento.
Le norme della Lega Nazionale Dilettanti stabiliscono infatti che l’altezza delle porte debba essere di 244 centimetri, con una tolleranza massima di 2 centimetri in eccesso o in difetto. Nel caso specifico, invece, le misurazioni avrebbero evidenziato altezze di 237 e 240 centimetri, dunque al di sotto dei limiti consentiti.
Per questo motivo la Corte ha ritenuto corretta la decisione del Giudice Sportivo, confermando la punizione sportiva della perdita della gara per 0-3 a carico della Fiessese e respingendo il reclamo della società. È stato inoltre disposto l’addebito della tassa reclamo.
In classifica lo Scardovari rimane al comando in solitaria con tre punti di vantaggio sulla Fiessese.













