Salvan (Coldiretti Veneto): “Quotazioni sotto i costi di produzione, servono subito reddito agli agricoltori e trasparenza per i consumatori”

ROVIGO – L’istituzione della Cun del grano duro è una grande vittoria della Coldiretti per rendere trasparente il mercato e contrastare le manovre dei trafficanti di cereali. È il risultato della mobilitazione che ha visto oltre ventimila agricoltori in piazza in tutta Italia per tutelare il loro reddito e la salute dei cittadini consumatori. È il commento della Coldiretti all’avvio della Commissione Unica Nazionale sul grano duro da parte del ministro Francesco Lollobrigida, nell’ambito della piattaforma di proposte condivisa per arginare il crollo dei prezzi del grano, assieme alla pubblicazione dei costi medi di produzione Ismea per Sud e Centro-Nord.

Una mobilitazione che in Veneto ha avuto un momento centrale nella manifestazione regionale di Rovigo, dove Coldiretti aveva rivendicato lo stato di crisi del settore cerealicolo, sollecitando interventi urgenti per contrastare il crollo delle quotazioni, fermare le importazioni speculative e garantire condizioni di mercato eque agli agricoltori.

La Cun dovrà individuare il prezzo indicativo del grano duro di produzione nazionale e le sue relative tendenze di mercato. Si tratta di uno strumento fondamentale per combattere il fenomeno del crollo periodico delle quotazioni pagate agli agricoltori, alimentato ad arte dagli arrivi di prodotto dall’estero e dalle dinamiche speculative delle borse merci. Una situazione che mette a rischio la sopravvivenza di quasi 140.000 aziende agricole, spesso localizzate in aree interne prive di alternative produttive e quindi particolarmente esposte al rischio di desertificazione, soprattutto nel Sud Italia. La superficie coltivata a grano duro in Italia ammonta a quasi 1,2 milioni di ettari.

Secondo Ismea, produrre un quintale di grano duro per la pasta costa in media 31,8 euro al Sud e 30,3 euro al Centro-Nord. Numeri che evidenziano l’effetto delle manovre dei trafficanti di grano, con quotazioni riconosciute agli agricoltori calate negli ultimi quattro anni tra il 35% e il 40%. In questo modo – sottolinea Coldiretti – i ricavi non coprono più le spese, mettendo a rischio le semine future e la tenuta economica delle aziende agricole.

“È un risultato atteso, sul quale confidiamo diventi presto pienamente operativo – dichiara Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto – così come attendiamo gli stanziamenti annunciati dal Governo a settembre scorso per dare ossigeno ai nostri cerealicoltori. Il settore cerealicolo, anello fondamentale delle più prestigiose filiere del Made in Italy, anche in questi mesi è stato piegato da quotazioni al di sotto dei costi di produzione: vanno quindi messe in campo soluzioni decise per garantire reddito agli agricoltori e trasparenza ai consumatori”.

L’obiettivo è ora quello di rafforzare la Cun, rispetto alle possibili manovre di chi vorrebbe non farla funzionare, ma anche di puntare sui contratti di filiera, lo strumento più efficace per assicurare redditività e prospettive di lungo periodo agli agricoltori, tutelandoli dalle speculazioni attraverso la garanzia di un giusto prezzo e promuovendo investimenti in innovazione ambientale, tecnologica e nella gestione dei dati. Proprio sull’onda della mobilitazione di Coldiretti, il Governo ha assunto l’impegno a destinare 40 milioni di euro in questa direzione.

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