ROVIGO – «L’idea di una remigrazione generalizzata, per come viene a volte proposta e recepita, è un’immagine estremamente pericolosa per il futuro del Polesine e del Veneto, prima di tutto sul piano economico e sociale». A intervenire nel dibattito è Maura Goffo, direttrice di Confartigianato Polesine, che richiama l’attenzione sul contributo dei lavoratori e degli imprenditori di origine straniera in una regione alle prese con denatalità, invecchiamento della popolazione e crescente difficoltà nel reperire manodopera.
Il tema della “remigrazione” è entrato anche nel dibattito politico nazionale con Roberto Vannacci e Futuro Nazionale. Nel progetto politico indicato dal movimento, il concetto comprende in particolare l’espulsione degli immigrati irregolari e degli stranieri che commettono reati, insieme all’ipotesi di rimpatri volontari incentivati per chi non riesce a integrarsi nel tessuto sociale italiano. Una precisazione necessaria, sottolinea il ragionamento di Goffo, per distinguere questi obiettivi dall’idea più ampia e indiscriminata di un allontanamento generalizzato degli immigrati.
È proprio contro quest’ultima interpretazione che la direttrice di Confartigianato Polesine mette in guardia. «È impensabile mettere in discussione l’apporto e la presenza di tutti quegli immigrati che, in alcuni casi da decenni, tengono in piedi un tessuto produttivo che altrimenti sarebbe già a rischio cedimento», afferma Goffo. Un contributo che, secondo la direttrice, riguarda non soltanto le imprese e il mercato del lavoro, ma anche un sistema sociale e previdenziale alle prese con un progressivo e preoccupante invecchiamento della popolazione.
A sostegno della propria analisi Goffo richiama gli ultimi dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Al 31 dicembre 2025, evidenzia, il quadro dell’artigianato veneto mostrava un andamento fortemente negativo: rispetto al 2009 il numero complessivo delle imprese artigiane sarebbe diminuito del 18%, con quasi 26mila attività in meno.
A questo si aggiunge il calo della popolazione veneta, diminuita dell’1,1% dal 2014, con circa 52mila residenti in meno. Una riduzione che interessa in particolare le fasce più giovani e che, secondo le proiezioni richiamate da Goffo, rischia di incidere pesantemente sul mercato del lavoro. «Con questo trend, in vent’anni la popolazione veneta in età attiva, tra i 15 e i 64 anni, scenderà dai 3,07 milioni del 2025 a meno di 2,6 milioni nel 2045», osserva. Una prospettiva che si inserisce in un contesto nel quale già oggi numerosi settori produttivi faticano a trovare il personale necessario.
«Non si tratta di fare terrorismo», precisa Goffo, «ma di spiegare che, in un quadro del genere, sarebbe impensabile e controproducente parlare di remigrazione per persone che da anni lavorano qui, spesso sono diventate imprenditori, danno occupazione, pagano tasse e contributi e contribuiscono a contrastare il declino demografico».
Secondo la direttrice di Confartigianato Polesine, il problema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro è già oggi particolarmente serio. «Anche tenendo conto della presenza dei lavoratori stranieri, in molti settori trovare personale è difficile. Senza di loro la situazione sarebbe insostenibile».
Goffo sottolinea però come questa posizione non significhi affatto rinunciare ai temi della sicurezza e della legalità. «Il rispetto delle regole e delle leggi del Paese che accoglie è un requisito fondamentale per ogni comunità», afferma. «Mi auguro quindi che, quando si utilizza il termine remigrazione, si intendano provvedimenti nei confronti di chi delinque e di chi non è intenzionato a integrarsi».
Per la direttrice di Confartigianato Polesine, dunque, il punto è evitare generalizzazioni che finirebbero per colpire anche persone ormai pienamente inserite nel tessuto economico e sociale. «Alle fascinazioni dannose di una remigrazione generalizzata vanno sostituite politiche attive per la sicurezza», conclude Goffo, chiedendo maggiore tutela per le forze dell’ordine, strumenti operativi adeguati, prevenzione efficace e certezza della pena.
Una linea che prova quindi a tenere insieme due esigenze: fermezza nei confronti dell’illegalità e tutela di quella componente immigrata che, soprattutto in territori segnati dal calo demografico come il Polesine, rappresenta ormai una parte strutturale del sistema produttivo e sociale.
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