TRECENTA (Rovigo) – Era domenica 24 maggio 1992 (il giorno dopo la strage di Capaci), festa di Maria Ausiliatrice, quando alle 15 finiva dopo breve malattia la sua vita terrena don Onorio Grossi, originario di Lendinara (la sua prima messa la celebrò in San Biagio), per 36 anni amato parroco di Sariano.
A ricordarlo Clara Grossi (nipote) che ne raccolse le ultime parole e ricorda che i suoi ultimi pensieri furono di gratitudine a quanti collaborarono nella parrocchia formulando l’auspicio “…che il Signore che ci ha messo alla prova continui a esserci vicino e a darci la forza di crescere nella sana letizia di cristiani”. Fu un invito ad andare avanti con coraggio, scritto nella sofferenza fisica ma con la gioia di sentirsi vicino alla comunità di Sariano.
Don Onorio fu in qualche modo l’ultimo vero parroco della comunità di Sariano, poiché dopo vi si alternarono prelati fugaci e che perciò non poterono lasciare traccia nella parrocchia. Seppe interpretare quell’humus sociale che contrassegnò per decenni la vita delle nostre comunità polesane, prima dell’avvento dei social. Come si usava allora organizzava la domenica pomeriggio quelle attività ricreative, come proiezione di film, il ping-pong, il gioco del calcetto nel piccolo campo da calcio, che facevano della canonica la casa dei ragazzi.
A trent’anni dalla sua scomparsa i parrocchiani di Sariano lo ricordano ancora e anche quest’anno, per il trentennale ma come si fa ogni anno, organizzano una santa messa domenica 22 maggio alle 9, perpetuandone la memoria.
A don Onorio Grossi, che ha scelto di riposare nel cimitero di Sariano, la comunità ha intitolato l’ostello della gioventù e il restauro della sua amata chiesa parrocchiale di san Maurelio. I ragazzi delle scuole (nel 2016) hanno raccolto in un volumetto “Don Onorio Grossi – una vita per gli altri”, le testimonianze di chi l’ha conosciuto. La famiglia, per onorarne la memoria e per gratitudine verso gli studenti, ha donato alla scuola una lavagna luminosa in sua memoria “…anche perché Lui si è sempre adoperato per i giovani” ricorda Clara.
Don Onorio è ricordato anche nel libro di Giovanni Milani “Sordo troppo presto”, nel quale il sarianese racconta la sua storia fatta di problemi irrisolti dopo una meningite che lo rese sordo, e dove quel troppo presto significa in un tempo in cui la scienza non aveva inventato aiuti specifici. Fu don Onorio che si preoccupò di avviarlo in un istituto per sordomuti a Bologna.
Ugo Mariano Brasioli
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