Rovigo – Petrarca, occhi blu

Il derby d’Italia visto su Rai2 perchè i biglietti al Battaglini erano terminati. Rugby Rovigo e Petrarca insieme fanno la storia della palla ovale

ROVIGO – Alle 15.30 di una luminosa e serena domenica primaverile, mi ricordo improvvisamente, dopo la pennichella quotidiana, che c’è Rovigo Petrarca (!), la storia infinita dei derby del rugby italiano, senza i quali, la tradizione rugbistica di questo paese sarebbe più povera e meno emozionante. 

La storia del derby italiano per eccellenza è costellata da numerose sconfitte e vittorie da entrambi le parti, nel corso dei decenni del suo lungo cammino. Senza andare troppo indietro nel tempo, quando sia la Rugby Rovigo che il Petrarca Padova schieravano giocatori di caratura internazionale, negli ultimi anni entrambe le tifoserie hanno assistito a brucianti sconfitte, come anche ad esaltanti e bellissime vittorie. Per il mio Rovigo ricordo come fosse ieri la sconfitta in casa nella finale scudetto del 2011 al Battaglini, come con altrettanta emozione, positiva però questa volta, la palpitante e indecisa fino all’ultimo, vittoriosa finale al Plebiscito nel 2021. 

Allo stesso modo dello scambio simbiotico di emozioni vicendevoli sul campo, le due società hanno condiviso anche il percorso politico di rivendicazione verso la Federazione, in termini di attenzioni mediatiche e di importanza politica all’interno del movimento rugbistico. Nel frattempo il rugby italiano professionistico ne ha fatta di strada, fino ad al sei Nazioni di quest’anno, che ha visto la Nazionale italiana così in alto, fino ad dove non era mai arrivata prima. E’ così che, mentre correvo verso il Battaglini, un pensiero fugace mi balenò per un attimo nella testa: “e se un giorno potessimo unire i nostri sforzi per accedere al palconescico rugbistico che conta? Rovigo e Petrarca se lo stra meriterebbero, per passione e tradizione non hanno rivali in Italia, Treviso a parte. Si, ma come?”.

Stavo attraversando l’incrocio cosiddetto “da Ponta”, quando un gatto nero mi attraversa la strada! “Ahia! questo non è un buon segno..”. “Ma tant’è, chissenefrega, noi del Rovigo siamo più forti della sfortuna!”, mi dico, avendo una fiducia incrollabile nello stellone rossoblu, anche se le mani si misero a toccare automaticamente il metallo del manubrio della bicicletta. Arrivato alla biglietteria della tribuna Quaglio, la trovo mestamente chiuso con un cartello che recitava “Tutto esaurito”! Mi rimetto a cavallo della bicicletta e corro verso la biglietteria della tribuna Lanzoni. C’è una piccolo capannello di persone assiepate. “Bene, hanno ancora biglietti” mi dico. Arriva il mio turno e l’addetta mi comunica con dispiacere che ha esaurito gli ultimi biglietti. Le chiedo: “Ma da quando sono finiti?”, me lo terrò a mente per la prossima volta, cercherò di svegliarmi prima. “Due minuti”. Accidenti! Due minuti prima e sarei entrato ad assistere alla partita più importante del campionato. Due minuti, “Due”. Maledicendo la mia abitudine di appisolarmi nel primo pomeriggio postprandiale, sopratutto se domenicale e sopratutto se sono di riposo, torno tristemente, ma velocemente a casa, ad accendere il televisore, per fortuna la partita veniva trasmessa in diretta sui canali nazionali. 

Il caso non mi era stato poi così baro. Lo spettacolo trasmesso era di un meraviglioso stadio Battaglini completamente gremito, palpitante, colorato di rosso e blu, teso, ma allo stesso tempo pronto e concentrato ad affrontare l’importante partita. Anche all’occhio dello spettatore televisivo sembra che il popolo rossoblu e la squadra siano un tutt’uno, e davvero il pubblico sia il sedicesimo uomo in campo. Questa forse è l’unica grande emozione nel seguire la rugby Rovigo alla televisione. Anche la regia delle telecamere doveva aver notato questo particolare speciale del Rovigo, dato che si sprecava molto nell’inquadrare la tribuna Quaglio e la Lanzoni assiepate di spettatori. Uno spettacolo nello spettacolo, più unico che raro nel panorama rugbistico del campionato nazionale.

Neanche il tempo di rilassarsi i primi minuti per ammirare questo particolare e siamo già sotto, ma la notizia peggiore non è questa, è che loro ci credono e sono maledettamente più forti fisicamente. Accidenti! Ogni volta che incontriamo il Petrarca in questi ultimi anni sembra sempre che loro abbiano una cilindrata superiore. Dalla televisone questo è tanto più vero, e si notano particolare fisici non visibili a occhio nudo dalla tribuna. Tipo per esempio la differenza di braccio dei lanciatori delle touche. Non ho capito perchè quello del Petrarca ha una maglietta incollata al braccio, mentre quella del Rovigo ha quasi il braccio ci balla dentro. O il tallonatore del Petrarca ha una maglietta di una misura più piccola la sua taglia, o quello del Rovigo viceversa più grande. Opto per un più equilibrato giudizio, “Sarà un effetto dovuto all’immagine distorta trasmessa della televisione”, me lo auguro, perchè qua sennò la vedo brutta, loro sembrano tutti dei bufali imbestialiti, e siamo appena a dieci minuti del primo tempo. 

La partita, pur tuttavia, si incanala su una narrazione simile a quella raccontata nella Bibbia, della lotta fra Davide e Golia. Resistiamo ai loro assalti. Serriamo i ranghi, e sfruttiamo ogni nostra più piccola occasione per portare punti a casa. Ci penserà il nostro “Davide” di giornata, il nostro numero dieci inglese, Jacob Atkins, cecchino precisissimo dalla piazzola anche da distanze siderali a premiare i propri compagni dalle fatiche nell’eroica difesa della linea di meta. Il gigante “Golia” si dimena, come un bisonte ferito si contorce e sbuffa ferocemente, le tenta tutte, ma non trova il pertugio giusto fra le braccia e le gambe dei nostri bersaglieri, che paiono moltiplicarsi quando anche il popolo rossoblu comincia a sostenere con sempre più vigore e forza questa battaglia epica. 

Passano i minuti e pare proprio che il destino volga dalla nostra parte. Impressione confortata dai fatti, quando l’arbitro fischia finalmente il sospirato termine dell’incontro. Un grande boato avvolge lo stadio e viene registrato e trasmesso anche dalle televisioni. Per solo “due” punti vinciamo, “due, che strano..” mi dico, “era quello allora il segno del destino, non il gatto”. 

Il cielo, come a voler suggellare lo spettacolo trasmesso, si era tinto nel frattempo di un blu scuro, pareva volesse minacciare di piovere, per finire poi, al termine della partita, con un tramonto tendente al rosso. 

E’ allora che trovo la risposta all’enigma più grande della storia del rugby italiano. La passione del Rovigo, dei suoi tifosi è sconfinata e imperitura, come anche lo stesso vale per quanto riguarda le risorse del Petrarca. Forse basterebbe creare una maglia nera con gli occhi blu, di un blu profondo come gli abissi infiniti degli oceani, dell’animo umano, blu come la notte prima dell’alba che porta a un nuovo giorno, a una nuova storia, blu come i tuoi occhi, che mi fissano e mi chiedono solo amore. 

Ma forse sono solo mie fantasticherie. 

Stefano Padovan 

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