ROVIGO – È stata una giornata di forte mobilitazione anche per il Polesine quella di venerdì 17 aprile, in occasione dello sciopero nazionale della sanità privata e delle strutture AIOP e ARIS, comprese le RSA, culminato nella manifestazione di Piazza Santi Apostoli a Roma, dove erano presenti anche numerosi lavoratori provenienti dal territorio rodigino.
A tracciare un primo bilancio dell’iniziativa è Attilio Minichini, componente della segreteria UIL FP Rovigo e responsabile della sanità privata, che parla di una partecipazione ben oltre le aspettative.
“Nella nostra provincia abbiamo registrato un’adesione straordinaria – sottolinea Minichini – con disagi diffusi e la sospensione di diverse attività, incluse alcune nelle sale operatorie. È un risultato che rappresenta un messaggio chiaro e inequivocabile per tutto il comparto della sanità privata e delle RSA”.
La protesta si inserisce in un quadro nazionale sempre più teso, con una manifestazione che nella capitale ha visto la partecipazione di migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti del settore, uniti dalla richiesta di risposte concrete sul rinnovo dei contratti collettivi, bloccati da anni.
Secondo il sindacato, il tema centrale resta il ritardo ormai non più sostenibile nel riconoscimento economico del personale.
“I lavoratori della sanità privata attendono il rinnovo del contratto da otto anni, mentre nelle RSA si arriva addirittura a quattordici – evidenzia Minichini –. Nel frattempo i grandi gruppi del settore continuano a registrare bilanci in crescita e utili importanti. È un paradosso che non può più essere ignorato”.
Una situazione che, secondo la UIL FP, sta producendo conseguenze sempre più evidenti anche sul piano occupazionale. In molte realtà, infatti, si registra un progressivo spostamento di infermieri e operatori socio-sanitari verso il settore pubblico, dove le condizioni economiche risultano più favorevoli.
“Nel nostro territorio la sanità privata assorbe circa il 30% dei servizi – aggiunge Minichini – ma persistono differenze salariali che possono arrivare fino a 400 euro mensili rispetto al pubblico. A parità di mansioni e responsabilità, una disparità di questo tipo non è più tollerabile”.
Da qui la richiesta di un intervento diretto delle istituzioni nazionali e regionali. Il sindacato chiede che le risorse pubbliche destinate alle strutture convenzionate vengano vincolate al rispetto dei contratti di lavoro, introducendo un principio netto: senza rinnovo contrattuale non può esserci accreditamento.
“La mobilitazione continuerà finché non verrà riconosciuta pienamente la dignità economica e professionale di chi ogni giorno garantisce la salute dei cittadini”, conclude Minichini.
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