Truffe del bonus facciate, prime condanne, altri tre andranno a dibattimento 

Intascavano i soldi, ma nessun lavoro era stato realizzato. Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Rovigo ha accolto le richieste della Procura, tre imputati non richiedono il rito alternativo, ed affrontano il Collegio

ROVIGO – Il 2 luglio è stata celebrata avanti al Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Rovigo, l’udienza preliminare in relazione al procedimento penale relativo alle cosiddette truffe del bonus facciate per cui la Procura della Repubblica di Rovigo aveva richiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 9 persone e una società.

I reati contestati dalla Procura – come comunica il Procuratore della Repubblica di Rovigo, dott.ssa Manuela Fasolato – in ipotesi accusatoria agli imputati riguardano  plurimi tentativi di indebita percezione di erogazioni pubbliche, plurime false attestazioni ad ente pubblico, plurime truffe aggravate ai danni di ente pubblico, plurimi fatti di autoriciclaggio, riciclaggio, favoreggiamento personale, nonché è contestato un illecito amministrativo dell’ente dipendente dai reati presupposti di riciclaggio e autoriciclaggio di cui al D. Lgs 231/2001; ad alcuni imputati viene contestata a vario titolo recidiva specifica infraquinquiennale, recidiva specifica e recidiva semplice.

Le indagini, delegate dalla Procura della Repubblica di Rovigo alla Guardia di Finanza di Rovigo – Nucleo di Polizia economico finanziaria, Gruppo Guardia di Finanza e Sezione di polizia giudiziaria, aliquota GdF LEGGI ARTICOLO – hanno consentito di ricostruire in ipotesi accusatoria le condotte  di truffe per i bonus edilizi (in particolare, bonus facciate) e di riciclaggio del denaro, quale provento delle predette truffe con creazione e successivo trasferimento di crediti collegati a lavori edilizi mai realizzati e con inserimento materiale dei dati relativi agli immobili, ai lavori e agli importi delle opere stesse nel portale dedicato dell’Agenzia delle Entrate, onde creare i crediti fittizi, con intermediazione di  professionisti  abilitati.

Secondo la ricostruzione operata dalla Procura della Repubblica di Rovigo coadiuvata dalla Guardia di Finanza di Rovigo gli imputati, in ipotesi accusatoria consapevoli della circostanza che nessun lavoro era stato realizzato, creavano delle deleghe con le quali fittiziamente simulavano che il proprietario del bene autorizzava il libero professionista all’inserimento dei dati; il credito così generato risultava essere intestato al proprietario del bene sul quale venivano realizzati i lavori e  subito dopo la generazione dello stesso si procedeva al trasferimento del credito a favore delle società riconducibili agli imputati.

I soggetti economici destinatari dei crediti fittizi, mediante artifizi e raggiri, consistiti nel far credere ad ente pubblico – nello specifico le Poste Italiane S.p.a. – che si trattasse di crediti d’imposta leciti e generati per lavori edilizi effettivamente eseguiti, procedevano alla vendita degli stessi e l’Ente, ignaro della fittizietà dei crediti, veniva indotto in errore procedendo al loro acquisto corrispondendo una somma complessiva pari a 2.186.618,73 euro, ovvero circa l’83% del valore nominale dei crediti acquistati; le indagini bancarie dimostravano che le Poste avevano effettuato 4 bonifici,  rispettivamente di euro 1196.139,64, di euro 115.493,54, di euro 434.081,10, di euro 440.904,45, a favore di tre conti correnti accesi presso la filiale delle Poste Italiane di Rovigo, e intestati a tre soggetti economici che figuravano come i venditori dei crediti stessi. 

La compagine criminosa faceva poi confluire tutte le somme di denaro provento dei reati di truffa su uno solo dei tre conti correnti citati, e le indagini dimostravano che due delle tre società riconducibili agli indagati, subito dopo aver ricevuto il corrispettivo dalle Poste per la vendita dei crediti, facevano confluire il quasi intero importo a favore del conto corrente della terza società. La compagine criminosa, essendo consapevole che quella somma di denaro era il provento del reato di truffa, al fine di evitare che detto provento potesse facilmente individuato e aggredito, procedeva ad un successivo ulteriore trasferimento a favore di un altro soggetto economico, ricevendo, quale controprestazione, una somma di denaro in contanti decurtata di una percentuale, pari all’8-10%, corrispondente al prezzo del riciclaggio.

La Procura della Repubblica di Rovigo nel corso dell’indagine ha richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo sia del denaro, profitto della cessione dei crediti ritenuti in ipotesi accusatoria fittizi e delle condotte ritenute di autoriciclaggio e riciclaggio, che degli stessi crediti fittizi ceduti alle Poste italiane spa, nonché richiedeva ed otteneva misure cautelari personali.

Erano sequestrati nei confronti di alcuni imputati con l’attività della Guardia di Finanza di Rovigo, delegata alle indagini, beni per un valore complessivo pari a 754.169,21 euro  e erano sequestrati crediti fittizi acquistati dalle Poste Italiane per un valore pari a 2.895.581,00 euro.

Durante l’udienza preliminare a F.G., a cui era stato contestato il favoreggiamento, e che aveva in precedenza la qualifica di difensore di fiducia di uno dei principali responsabili – ha richiesto ed ottenuto con il consenso della Procura, lo stralcio della sua posizione e la trasmissione all’Uepe di Bologna per la predisposizione del programma di trattamento, di essere ammesso ai lavori di pubblica utilità con messa alla prova e sospensione del processo essendo il reato addebitato rientrante tra quelli indicati dall’art.168 bis c.p, con pena detentiva non superiore nel massimo a 4 anni.

Due imputate C.G. e O.A. – con mansioni di segreteria per uno dei principali responsabili  – hanno richiesto ed ottenuto con il consenso della Procura il patteggiamento., con riduzione per il rito, rispettivamente di otto e quattro mesi di reclusione, con la pena sospesa.

Un imputato A.A, con il consenso della Procura, riconosciuta la continuazione tra tutti i reati contestati e le attenuanti generiche, nonché la diminuente per il rito, ha rimediato quattro anni di reclusione e 8.800 euro di multa, con condanna alle spese e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, condanna alla rifusione delle spese di parte civile, altresì confisca a suo carico anche per equivalente dei seguenti importi in relazione ai reati di truffa aggravata e di autoriciclaggio:1.196.139,64 euro in relazione al capo 57; 1.100.090 euro  in relazione al capo 58, 115.493,54 euro in relazione al capo 59, 115.500,00 euro in relazione al capo 60; 434.081,10 euro in relazione al capo 61; 370.000,00 euro in relazione al capo 64.

Un imputato L.A. ha chiesto di patteggiare, con il consenso della Procura, alla pena finale di tre anni di reclusione, previa continuazione tra i reati, attenuanti generiche e diminuente per il rito. La sua posizione è stata stralciata per reperire un ente per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità, rinviato all’udienza del 17 dicembre 2024 per la verifica dei presupposti del patteggiamento.

C. M e la società T.T. I. srl hanno chiesto che si procedesse con rito abbreviato, rito che a fronte del vantaggio per l’economia processuale di poter decidere sulla base degli atti del procedimento senza dover procedere ad istruttoria dibattimentale, prevede che in caso di condanna l’imputato abbia la pena ridotta di un terzo. Il Giudice ha ammesso il rito abbreviato e fissato per lo svolgimento l’udienza del 17 dicembre 2024.

Gli altri imputati M.M., A.A., R.L. non hanno chiesto riti alternativi, la Procura ha chiesto che venisse disposto il giudizio nei loro confronti per i reati di cui alla richiesta di rinvio a giudizio, e le difese che venisse emessa sentenza di non doversi procedere; All’esito il Giudice ha emesso il decreto che dispone il giudizio per l’udienza collegiale del 3 ottobre 2024.

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