Pavarin: “Serve un piano urgente di sostituzione, rischio per operatori e pazienti”
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ADRIA (Rovigo) – Nel 2025, nell’epoca della chirurgia robotica, delle crioablazioni e della diagnostica digitale, all’ospedale di Adria si lavora ancora con i letti a manovella.
È quanto denuncia la Uil-Fpl di Rovigo, che riaccende i riflettori su una situazione definita “assurda e inaccettabile”, rimasta sostanzialmente immutata da anni.

Nella struttura che sorge di fronte al museo archeologico, spiega il sindacato, sono tuttora presenti numerosi letti “del passato remoto”, regolati manualmente tramite manovella. «Archeosanità – scrive la Uil – in un tempo in cui tutto il mondo sanitario è digitalizzato e automatizzato».

“Una pratica vetusta e rischiosa”

Il segretario generale Cristiano Maria Pavarin sottolinea come questa condizione non sia solo anacronistica, ma anche potenzialmente rischiosa per la salute e la sicurezza del personale sanitario e dei pazienti.
«Questa pratica vetusta e del passato – evidenzia Pavarin – è incompatibile con il buonsenso e con il progresso. Può rappresentare una fonte di maggiore rischio e disagio non solo per gli operatori, ma anche per i pazienti allettati, che subiscono movimenti manuali potenzialmente non idonei alla corretta posturazione».

Un problema denunciato dal 2022

La Uil-Fpl ricorda di aver già sollecitato dal 2022 un intervento per l’ammodernamento dei letti di degenza, ma ad oggi «poco o nulla si è mosso».
«A distanza di oltre tre anni – denuncia Pavarin – la situazione resta sostanzialmente la stessa, fatta eccezione per alcune strutture intermedie più moderne, come l’ospedale di comunità e l’unità riabilitativa».

“L’Ulss avvii subito una programmazione”

Il sindacato chiede ora all’Ulss 5 Polesana di avviare una programmazione urgente per la sostituzione dei letti a manovella con modelli elettrici, ergonomici e conformi alle più recenti norme di sicurezza.
«È una misura di buon senso – conclude Pavarin – per tutelare chi lavora ogni giorno in corsia e per garantire ai pazienti cure dignitose, in una struttura che non può restare indietro di decenni rispetto al resto della sanità veneta».

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