ADRIA (Rovigo) – Non si placa la polemica seguita all’espulsione dall’aula consiliare del consigliere Enrico Bonato durante l’ultima seduta del Consiglio comunale di Adria. Dopo la nota con cui il sindaco Massimo Barbujani ha difeso l’operato del presidente del Consiglio Fortunato Sandri (LEGGI ARTICOLO), arriva ora la replica dello stesso Bonato, che respinge la ricostruzione fornita dall’amministrazione e rilancia accuse di gestione parziale del regolamento.
«Avevo scelto di non tornare su quanto accaduto nell’ultimo Consiglio comunale, ma dopo aver letto l’intervento di Barbujani ritengo necessario ristabilire alcuni fatti», afferma il consigliere di Impegno per il Bene Comune. Secondo Bonato, la maggioranza avrebbe dimostrato di conoscere poco proprio il regolamento che ha recentemente modificato e il vero obiettivo della revisione sarebbe stato quello di ridurre drasticamente i tempi e gli spazi di intervento delle opposizioni.
Il consigliere richiama in particolare uno degli episodi avvenuti durante la seduta. «Quando ho fatto notare che il presidente non poteva intervenire per fatto personale, la risposta è stata: “Me lo sono inventato io adesso, va bene?”. Una frase che fortunatamente è registrata e visibile nel video della seduta», sostiene.
Bonato contesta inoltre le motivazioni che hanno portato all’espulsione, spiegando di essersi allontanato momentaneamente dall’aula per protesta contro quella che definisce «l’ennesima applicazione a senso unico del regolamento». «Il fatto personale è stato concesso a tutti tranne che a me, nonostante avessi motivato la richiesta. Anche la mozione d’ordine che avevo presentato non è stata accolta», afferma.
Nella sua ricostruzione, il provvedimento di allontanamento sarebbe arrivato dopo un intervento che riteneva fuori tema da parte di un consigliere di maggioranza. «Chi richiama continuamente efficienza e snellezza è poi il primo a divagare su argomenti estranei all’ordine del giorno», osserva.
Bonato contesta anche il riferimento fatto dal sindaco all’articolo 38 del Testo unico degli enti locali, sostenendo che la norma richiamata non attribuirebbe al presidente il potere esercitato durante la seduta e ricordando come la maggioranza abbia scelto di non istituire le commissioni consiliari permanenti. «Avevamo proposto di accettare persino un’ulteriore riduzione dei tempi di intervento in cambio dell’obbligo di istituire le commissioni. La maggioranza ha votato contro», evidenzia.
Per il consigliere civico, il nodo della vicenda è soprattutto politico. «La questione non era rendere più efficiente il Consiglio comunale, ma comprimere gli spazi di confronto e limitare la voce della minoranza», sostiene.
Bonato torna poi sull’episodio che ha portato all’espulsione, affermando di essere stato allontanato per aver pronunciato il paragone con l’ex arbitro Byron Moreno. «Sono stato espulso per la frase “è come Moreno”, detta tra me e me e a microfono spento», afferma.
Da qui l’accusa di una gestione non uniforme delle regole. «Altri episodi ben più gravi sono passati senza richiami. C’è chi scherzò dicendo “magari che sbrisasse con la testa Bonato” e chi invitò pubblicamente i consiglieri di IBC e del PD ad andarsene dalla città. In quei casi non ci fu alcuna sanzione e le scuse le stiamo ancora aspettando».
Per il consigliere il problema va oltre la sua persona. «Quando le regole vengono applicate in maniera diversa a seconda delle persone e delle convenienze, non è in discussione un singolo consigliere, ma la credibilità delle istituzioni e il rispetto dovuto ai cittadini».
La conclusione è una dichiarazione che lascia intendere come lo scontro sia destinato a proseguire. «Di fronte alla prepotenza e a chi vuole esercitare il proprio potere con forza e comando non mi piegherò mai».
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