La famiglia del defunto Giacomo Magaraggia non può ricusare il giudice che si esprimerà, nuovamente, sulla archiviazione richiesta dalla Procura, ma potrebbe astenersi per "gravi ragioni di convenienza"

ROVIGO – Sono amareggiati Roberto Magaraggia e Lucia Picanza, i genitori di Giacomo Magaraggia, deceduto al Pronto soccorso dell’ospedale di Rovigo dopo un breve ricovero per una pericardite non diagnosticata, nell’apprendere che il giudice che esaminerà la richiesta di archiviazione, e la opposizione, sarà lo stesso che già una volta aveva disposto l’archiviazione.

In 3 ore dall’accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Rovigo, Roberto e Lucia si sono ritrovati con un figlio deceduto alle 21.55 del 30 ottobre 2020. Dalla consegna della cartella clinica di Giacomo quella che viene considerata una mostruosità ed un oltraggio alla memoria del giovane ed alla famiglia: una anamnesi del paziente suggerita al medico del pronto soccorso dal fratello, avvocato Alberto Magaraggia, per telefono, che lo tratteggia come assuntore di sostanze tra cui cocaina, ma non solo, sempre considerata dai familiari falsa e vergognosa. Da qui l’esposto per ottenere giustizia e per accertare le responsabilità ed i motivi per quelle false informazioni mediche inserite nei documenti ufficiali che spiegano la morte di Giacomo Magaraggia.

“Il 22 dicembre del 2023 il magistrato Silvia Varotto, nella sua funzione di giudice super partes per le indagini preliminari, pronunciandosi sulla richiesta di archiviazione formulata dalla collega magistrato con funzione requirente Valeria Motta, pubblico ministero, ha ritenuto che le indagini richieste da noi familiari fossero sostanzialmente superflue in quanto dai fatti non emergeva alcuna ipotesi di reato” comunicano Magaraggia e Picanza (LEGGI ARTICOLO).

“All’indomani della riapertura delle indagini (LEGGI ARTICOLO), caso più unico che raro per l’accertamento di verità a seguito di un esposto querela per diffamazione e falso (LEGGI ARTICOLO), su impulso della nostra famiglia, e di una nuova richiesta di archiviazione, con successiva opposizione da parte di tutti noi (LEGGI ARTICOLO), il fascicolo viene assegnato nuovamente allo stesso giudice per le indagini preliminari, la dottoressa Varotto.

Questo significa che quel medesimo giudice dovrà giudicare i risultati di quelle stesse indagini che già aveva ritenuto non necessarie, ancor prima del loro compimento.

È evidente come un corto circuito di tal fatta pregiudichi sensibilmente la neutralità dell’organo giurisdizionale, la cui mente deve essere ed apparire scevra da idee preconcette.

Un pre-giudizio siffatto non consente alle parti di ricusare il giudice.

Pur tuttavia, è lo stesso organo giurisdizionale che potrebbe legittimamente astenersi dal trattare la causa tutte le volte in cui sussistano, come nel caso di specie, gravi ragioni di convenienza” concludono i familiari di Giacomo.

Per evitare di vedere “un film già visto” la famiglia auspica quindi che il giudice che sarà chiamato a valutare la richiesta di archiviazione e la conseguente opposizione sia diverso.

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