ROVIGO – Il cartellone estivo del Comune finisce nel mirino del capogruppo di Rovigo si Ama, Federico Frigato, che accusa l’amministrazione Cittadin di aver presentato un programma “all’ultimo minuto”, privo di eventi capaci di richiamare pubblico da fuori città e senza una vera strategia di rilancio.
Secondo Frigato, la programmazione è stata resa nota solo a fine giugno, a ridosso dell’avvio delle iniziative, senza un reale confronto con commercianti, associazioni di categoria e operatori economici. «L’8 giugno – ricorda – durante un incontro con i pochi commercianti presenti, l’assessore aveva promesso eventi di cui si sarebbe parlato a livello nazionale. Poi è stato presentato un cartellone raffazzonato e di livello molto basso, salvato soltanto dalle manifestazioni che da anni valorizzano il territorio grazie al sostegno della Fondazione, come Ville e Giardini (LEGGI ARTICOLO)».
Nel mirino dell’esponente civico finiscono anche le frazioni, che, a suo dire, restano completamente escluse dalla programmazione estiva. Frigato confronta quindi Rovigo con altri centri, osservando come realtà di dimensioni anche inferiori riescano ad attirare artisti di fama nazionale e internazionale. «Basta guardare Palmanova, Este, Mantova o Pordenone per capire la differenza. Mentre altre amministrazioni programmano con largo anticipo e investono sulla cultura come leva di sviluppo, Rovigo continua a rincorrere gli eventi senza una visione strategica».
Per il capogruppo il nodo è soprattutto politico. «Manca un progetto capace di rendere Rovigo attrattiva e competitiva. Gli eventi non sono soltanto intrattenimento, ma generano economia per commercianti, ristoratori, alberghi e attività del centro storico». A sostegno della sua tesi richiama anche i dati del Rapporto SIAE 2025, secondo cui la musica dal vivo ha generato oltre un miliardo di euro di spesa diretta e un indotto stimato in circa 4,3 miliardi di euro.
Frigato critica inoltre la conferenza stampa con cui la sindaca Valeria Cittadin ha tracciato il bilancio dei primi due anni di mandato (LEGGI ARTICOLO). «In quasi un’ora di confronto con i giornalisti non ha mai pronunciato la parola “commercio”. Dopo le promesse della campagna elettorale, oggi il commercio sembra diventato un tabù».
Infine l’appello a cambiare metodo: «Serve una programmazione pluriennale, costruire partnership e aprire un confronto stabile con commercianti, esercenti e associazioni di categoria. Il commercio non può essere separato dalla rigenerazione urbana, dalla sicurezza, dalla vivibilità e dall’offerta culturale della città».
La conclusione è affidata a una battuta polemica nei confronti dell’amministrazione comunale: «Il problema non è che gli altri organizzino troppo. Il problema è che Rovigo organizza troppo poco e si accontenta della torta e delle foto».
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