ROVIGO – Sulla finale per lo scudetto nazionale di rugby del campionato 2021-2022 appena conclusosi si è già versato un fiume di inchiostro, e anche di “gocce di rugiada mattutina”, non resta molto da aggiungere.
A detta di tutti i protagonisti dell’evento, sia da parte dei vincitori che dall’altra degli sconfitti, il pensiero che va per la maggiore si può riassumere in un salomonico “non poteva che finire che così”. Effettivamente a mente fredda questa è l’unica giustificazione accettabile che può lenire il dolore della sconfitta. D’altronde il Rovigo di quest’anno ci aveva sorpreso più di qualche volta e pretendere di sorprenderci ancora sarebbe strato chiedere troppo all’oracolo della fortuna.
Partito in sordina, pur con il sudatissimo scudetto sul petto da difendere, la Rugby Rovigo di quest’anno ci ha messo un pochino a darsi una forma, poi una compattezza e un amalgama e infine a darsi un obiettivo e a farsi amare. La cosa è facilmente spiegabile dato il cambio radicale di gestione tecnica e di più della metà della squadra. Tuttavia ad un certo punto della stagione le cose si sono messe a posto, il meccanismo di gioco dopo un lungo rodaggio ha cominciato a girare per il verso giusto e a girare a pieno regime.
Indimenticabili resteranno le vittorie casalinghe soprattutto ai danni del Calvisano e del Petrarca, i due nostri più acerrimi e storici rivali. Poi i play-off sono stati vissuti come un crescendo rossiniano, in particolare la vittoria in casa col rugby Reggio ha acquistato i connotati dell’impresa epica che travalica il mero significato sportivo dell’evento.
La finale ci ha riservato all’inizio molte attese e speranze, dato che il cammino dei nostri Bersaglieri sembrava impagabile, instancabile. Purtroppo abbiamo incontrato proprio il miglior Petrarca della stagione nella sua giornata di maggiore concentrazione, attento a non ripetere i propri errori mostrati contro di noi in campionato. Era un Petrarca concentrato e solido, che non ci ha concesso nulla, consapevole della finale del campionato scorso, non si è voluto far scappare l’occasione un’altra volta, e così ha vinto.
Ma il Rovigo non ha sfigurato, non ha mai dato l’impressione di cedere, ha combattuto come un leone fino alla fine. Ha resistito all’assalto iniziale dei tutti neri, cosa che avrebbe tramortito subito qualsiasi altra squadra del campionato, e pur commettendo qualche errore è rimasto sempre attaccato al suo avversario nel punteggio.
LEGGI LA CRONACA DI FEMICZ ROVIGO – PETRARCA PADOVA 6-19
LEGGI LE INTERVISTE A CAPITANI ED ALLENATORI DELLE DUE FINALISTE
I commenti di Lubian, Bacchetti, Quaglio, Swanepoel, Moscardi e Zambelli
E’ finita come è finita, 19 a 6 (GUARDA LE FOTO), un punteggio ristretto che lascia ben intendere che il valore delle forze in campo si siano quasi equivalse, purtroppo (per noi) però uno alla fine doveva pur vincere.
Tra assenti e presenti, di fronte ad un pubblico quasi interamente rossoblu, in una grigia giornata di fine maggio con il cielo carico di pioggia che sembrava presagire i fatti che sarebbero accaduti di lì a poco, il Petrarca ha vinto meritatamente il suo 14° scudetto.
A noi non resta altro che ringraziare la Rugby Rovigo per le belle emozioni che ci ha regalato e darci appuntamento al prossimo anno. D’altronde, di questi tempi, le belle emozioni vissute (la gioia, il divertimento, la speranza, l’amicizia,..) sono una cosa rara e avere la possibilità di poterle vivere ci dà l’opportunità di poterle condividere con tutte le persone che conosciamo. Questa è un grande cosa.
Passano gli anni, alcuni giocatori ritornano a casa, altri di nuovi ne arrivano con nuove speranze e sogni da realizzare, la cosa che resta inalterata nel tempo però è il grande affetto del popolo rossoblu innamorato della propria squadra, dei propri colori: “Dai, Rovigo, dai!!”…
Stefano Padovan


















