BADIA POLESINE (Rovigo) – Badia, il 1° luglio, ha rinnovato la devozione al patrono San Teobaldo. I fedeli si sono ritrovati mercoledì per i riti religiosi limitati, a causa del maltempo, alle celebrazioni liturgiche nella chiesa arcipretale con l’omaggio alle reliquie del Santo. “Gli eroici ospiti di Sossano, – sottolinea Roberto Carlo Moretti – hanno sfidato la grandine per venire”.

L’eucarestia è stata presieduta da Mons. Pierantonio Pavanello, che nell’omelia ha ricordato l’attualità della figura di San Teobaldo. A concelebrare anche Mons. Matteo De Mori, che ricopre l’incarico di parroco moderatore in solido con don. Don Diego Pisani, don Torfino Pasqualin, don Bryan Osti ed altri prelati con Don Sinibaldi, presidente Fondazione “San Theobaldo Homo Viator”. Presenti il sindaco Giovanni Rossi, con parte della sua giunta, le autorità d’arma col comandante della stazione dei Carabinieri Alessandro Di Manna, della Polizia locale Emanuele Rosina e il Vice Presidente della Fondazione Banca del Veneto Centrale Avv. Edo Boldrin. Come sempre numerosi i parrocchiani.

Quest’anno a causa di un nubifragio la tradizionale processione con la statua del santo, fino alla sommità arginale dell’Adige a Sperone Bova, non ha avuto luogo.
Al termine della celebrazione, comunque, c’è stato un momento di convivialità nei locali del centro giovanile in compagnia della Pro loco.
Qui, il dr. Roberto Carlo Moretti, ha suggerito alcune riflessioni sul culto del Santo richiamando l’attenzione su alcune curiosità.

Curiosità di fede
“Nel mondo e non solo in Europa il culto di San Theobaldo si esprime con una devozione semplice, discreta, per lo più affidata a sacelli sparsi in luoghi ritirati…un’edilizia eremitica che cattura perfettamente l’essenza spirituale del Santo”. Un tratto che, secondo lo storico, lo distingue dagli altri campioni della fede.
Fra le curiosità religiose è stato ricordato che il Natale era una festa minore e il capodanno non aveva una data fissa universale, ma dipendeva dalle consuetudini locali, che per difendere i cristiani da inquietanti ritorni di spettri e fantasmi venne istituita la commemorazione dei defunti, il 2 novembre, e venne introdotto il rito dell’imposizione delle ceneri il primo giorno di quaresima per ricordare la fragilità umana e invitare alla conversione. Il Purgatorio invece non compariva ancora nella dottrina cristiana del tempo, era solo uno spazio nell’aldilà per quanti, pur non avendo grossi meriti, non erano stati malvagi. Il Limbo, un’ipotesi teologica (non un dogma) era il luogo che avrebbe ospitato i giusti, morti prima della venuta di Gesù Cristo e tutti i bambini morti senza battesimo.

Un secolo vivace
Curiosando fra le pagine dell’epoca, emergono i tormenti dell’animo dei contemporanei del Santo. Un “pertugio” che disvela come si nasceva, si viveva, si lavorava, ci si divertiva, ci si curava, si combatteva, si moriva e come riuscissero a mantenere salde la fede, la voglia di vivere e la speranza in mezzo a soprusi, indigenza, epidemie e scandali del clero. L’undicesimo secolo non è stato però oscuro e selvaggio com’è dato credere. Se Guido d’Arezzo ebbe la straordinaria intuizione di codificare i suoni in sette note mettendole per iscritto in un tetragramma facendone un linguaggio universale, se la musica medievale utilizzava il flauto, l’organo e molti strumenti a corde pizzicate giunti pressoché immutati sino a noi, se i numeri che usiamo (“numeri arabi”) si diffusero in quel secolo, se nacque l’arte romanica, e persino la prima versione della fiaba di Cappuccetto rosso risale a quell’epoca, quello di Theobaldo fu un secolo vivace.

In economia si diffusero i mulini natanti sui fiumi d’Europa, solo sul corso dell’Adige alcune centinaia. L’introduzione dell’aratro pesante, del nuovo collare e la ferratura dei cavalli con la rotazione triennale delle colture migliorarono le rese produttive favorendo un’esplosione demografica (la popolazione europea superò i 40 milioni di abitanti). Tanti fermenti innovativi che furono alla base del successivo “Rinascimento”.
Una storia, dunque, piena di fermenti accompagnò la vita di Theobaldo, nella quale il peregrinare (dal latino “per ager” attraverso campi) era una dimensione del vivere, era una costante ricerca interiore che trasformava il viaggio in un’autentica metafora dell’esistenza. Un’esperienza da rivivere, secondo Moretti, con il progetto di respiro internazionale di un “museo diffuso a cielo aperto”,funzionale alla visitazione turistico-religiosa dei luoghi della vita del Santo.

Il rinnovato gemellaggio
Le celebrazioni del Patrono erano state precedute, il 30 giugno nella sala consigliare del Comune, dalla commemorazione istituzionale del ventennale dell’amicizia che lega Badia e Saint Thibault des Vignes. Con i due sindaci, Giovanni Rossi e Claude Verona, erano presenti alcuni membri delle rispettive amministrazioni e Paolo Meneghin primo cittadino al tempo del gemellaggio del 2006.
Ugo Mariano Brasioli


















