ROVIGO – Giurista ed imprenditore, il professor Luigi Costato ha lasciato un segno indelebile in città. Grazie al corposo contributo della Fondazione Cariparo, l’idea del restauro di Palazzo Angeli, uno dei più belli di Rovigo, per creare la sede rodigina di Giurisprudenza – Unife, è proprio sua. Un uomo di grande cultura, con la grande passione per la palla ovale, un amore per il rugby, che lo ha portato a contagiare imprenditori del territorio come Renzo Bullo, e Francesco Zambelli, attuale patron dei Bersaglieri campioni d’Italia.
Venerdì 24 ottobre incontro pubblico a palazzo Roncale per ricordare il professore, un evento promosso da Comune di Rovigo, in collaborazione con Rugby Rovigo Delta e Monti Rugby Rovigo Junior.
Ne è nata una serata di grande spessore, con ricordi accademici ed ovali. Il professore amava l’ironia. Mugnaio, seguendo le orme di famiglia, fu libero docente di Ordinamento delle Comunità europee e di Diritto agrario nell’Ateneo ferrarese dove, dal 1980, è stato Professore ordinario. Fu il primo fra i giuristi agraristi italiani a comprendere che il diritto agrario avrebbe visto la sua evoluzione nel diritto agro-alimentare, tanto da essere il primo in Italia, nel 2002, ad istituire a Ferrara una cattedra di diritto alimentare, oggi presente nei maggiori atenei italiani. Fondatore e direttore della “Rivista di diritto Alimentare”, consigliere dell’Accademia dei Georgofili, nel 2009 fu nominato Professore Emerito dell’Università di Ferrara.
Una serata incentrata sul rugby, e moderata da Giuseppe Toffoli, con la presenza anche delle giovanili della Monti tanto cara al professore.
“Un simbolo importante per la nostra città – ha esordito nel suo saluto la sindaca di Rovigo, Valeria Cittadin – perché il professore ha sempre saputo collegare i valori del nostro territorio con una visione di progresso”. Il Presidente della Provincia, Enrico Ferrarese, ha ricordato “ho avuto il piacere, l’onore e la fortuna che la mia vita incrociasse quella del professor Costato presso l’Università di Ferrara, ho fatto un paio di esami con lui”. Tra i saluti istituzionali anche quello di Andreina Milan, Consigliera di Amministrazione della Fondazione Cariparo, del consigliere Fir Fulvio Lorigiola e del consigliere C.R.Veneto Fir Filippo Boraso, che ne hanno ricordato la grande ironia.
“La città e il professore” – l’eredità di Luigi Costato a Rovigo, Formazione, Cultura, Innovazione, è il titolo dell’iniziativa nata dalla volontà di ricordare, non solo il grande professionista e studioso, ma anche il cittadino profondamente legato alla sua città, impegnato nel dialogo tra istituzioni, territorio e cultura.
“Io ho avuto modo di conoscerlo negli ultimi anni in qualità di amministratore – ha commentato il vicesindaco ed assessore allo Sport, Andrea Bimbatti – con la sua intelligenza ha sempre saputo fare politica senza schierarsi, una persona che secondo me merita di essere ricordata”.
Durante la serata ci sono stati anche gli interventi del presidente della Monti Rugby Rovigo Junior Damiano Libralon “la società porta avanti il suo progetto per i giovani”, dell’ex presidente Monti Rugby Rovigo Junior Renzo Bullo “Mi ha praticamente insegnato tutto sul rugby” e di Francesco Zambelli, presidente FemiCZ Rugby Rovigo Delta “ho avuto la fortuna di stare almeno 20 anni a stretto contatto con Luigi, mi manca. Aveva una capacità di sintesi e una capacità di proposta di una soluzione velocissima. C’è stata anche competizione tra me e lui, ha deciso poi negli ultimi anni di dedicarsi ai giovani. Lo ringrazio per avermi insegnato che bisogna restituire al territorio”.
Per finire con gli interventi di Vittorio Cogo, ex presidente pro-tempore F.I.R. e di Andrea Rinaldo, professore emerito, azzurro, ex presidente Petrarca Rugby (nell’anno dello scudetto del 2011 vinto al Battaglini contro il Rovigo), e soprattutto Premio Nobel dell’Acqua 2023 per le sue ricerche pionieristiche sulle reti fluviali e il loro ruolo nella diffusione di soluti, specie acquatiche e malattie.
“Ci siamo conosciuti da ragazzi e non ci siamo più lasciati” ha ricordato l’avvocato Vittorio Cogo “a giocare a calcio era il più bravo di tutti, ma mentre noi continuavamo tutto il pomeriggio, lui dopo poco andava a studiare”. L’avvocato ha poi raccontato un simpatico aneddoto, mentre il futuro professore studiava, Vittorio Cogo, con il fido Guindani, si presentava a casa Costato, ed attendendo il rientro di Luigi, convincendo il governante, si fiondavano sulle banane, merce rara per l’epoca. Peccato che qualche tempo dopo, a casa Costato, è sorto il problema delle bucce occultate. Tra i grandi amici del professor Costato c’era anche l’ingegner Milto Baratella (mancato nel 2016), l’unico in grado di risolvere in due giorni un problema ad un mulino a Roma, dopo vani interventi di colleghi della Capitale.
Da antologia, anche con citazioni di Proust, l’intervento di Andrea Rinaldo, che con il professor Costato aveva un rapporto da 50 anni. “Vorrei partire dalla sua vita universitaria, perché credo faccia piacere a tutti ricordare gli inizi del suo straordinario percorso.
Luigi Costato si laurea nel 1956 e diventa libero docente di diritto agrario nel 1970. Dal 1958 al 1988 esercita la professione, senza mai interrompere lo studio del diritto agrario, del diritto dell’agricoltura e delle attività rurali. Fin dai primi passi emerge una figura fuori dagli schemi: cittadino, intellettuale, imprenditore, con una libertà intellettuale rara e una straordinaria lucidità.
Non posso limitarmi a un elenco di titoli accademici: sarebbe riduttivo rispetto alla sua personalità. Nei documenti in cui Costato parla di sé si percepiscono rigore, ironia, visione. Una figura di intellettuale organico, profondamente legato ai luoghi e alle istituzioni, capace di coniugare pensiero e azione.
La sua produzione scientifica è immensa, sempre animata da un principio che ben lo rappresenta: «nessun giorno senza una linea». Una dedizione assoluta allo studio, che ha ridefinito il diritto agrario, quello alimentare, il diritto comunitario e forestale”.
“Luigi Costato non fu solo un accademico, ma un protagonista del territorio. La sua capacità di mettere in relazione università, istituzioni e comunità ha contribuito in modo decisivo alla trasformazione culturale ed economica della città. Chi lo ha conosciuto ricorda la combinazione rara di rigore intellettuale, attenzione al futuro e passione civile.
La sua vicenda personale intreccia studio, impresa, musica, sport. Era capace di osservare la contemporaneità con lucidità assoluta, attento alle nuove tecnologie e alle trasformazioni sociali, senza mai perdere un ancoraggio profondo alla tradizione dei luoghi”.
“Vorrei ora condividere un ricordo personale – ha continuato Rinaldo – perché credo racconti molto del suo modo di essere. Durante un allenamento sportivo, molti anni fa, fui presentato a lui come giovane studente. Con uno sguardo rapidissimo, mi inquadrò e disse una frase che non ho mai dimenticato. Fu un incontro che segnò l’inizio di un dialogo durato mezzo secolo”. Rinaldo era nel Xv del Presidente che poi giocò all’Appiani d Padova contro gli All Blacks, a presentarlo al professor Costato fu proprio Vittorio Cogo. L’avvocato lo presenta come ingegnere e petrarchino, Luigi Costato, con la solita ironia, gli dice: “nessuno è perfetto”.
“Questo legame – racconta Andrea Rinaldo – fatto di stima e di amicizia, è durato tutta una vita. E in ogni sua conversazione emergevano lucidità, ironia, memoria. Raccontava episodi di una vita intensissima, sempre con una capacità ineguagliabile di cogliere l’essenziale.
Il suo pensiero resta vivo: nella sua opera scientifica, nelle istituzioni che ha contribuito a costruire, e in chi ha avuto il privilegio di imparare da lui”.

















