La Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno definito il documento operativo che introduce i medici di famiglia nelle Case di Comunità. L'Ulss 5 Polesana è tra le aziende sanitarie che hanno già completato l'attivazione di tutte le strutture previste dal PNRR.
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VENEZIA – Con l’approvazione del documento applicativo della recente delibera regionale n. 622, condiviso tra l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa e le organizzazioni sindacali dei Medici di Medicina Generale Fimmg, Smi, Snami e Fmt, prende ufficialmente il via in Veneto l’inserimento dei Medici di Medicina Generale all’interno delle Case di Comunità, uno dei pilastri della riforma territoriale della sanità finanziata dal PNRR.

Il documento, inviato a tutte le Ulss del Veneto, definisce le modalità organizzative ed economiche per garantire la presenza dei medici di famiglia nei nuovi presìdi sanitari. Attualmente sono 99 le Case di Comunità attivate in Veneto.

Particolare rilievo assume il risultato raggiunto dall’Ulss 5 Polesana di Rovigo, che ha già attivato tutte e cinque le Case di Comunità previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, centrando pienamente gli obiettivi fissati dalla Regione. Un traguardo che consente al territorio polesano di essere fin da subito protagonista della nuova organizzazione dell’assistenza sanitaria di prossimità.

«Abbiamo formalizzato – afferma con soddisfazione Gino Gerosa – tutte le indicazioni necessarie e fissato anche l’importante aspetto economico, con il quale i medici percepiranno una retribuzione di 60 euro all’ora, sostenuta con risorse regionali aggiuntive già stanziate. Tale retribuzione sarà riconosciuta esclusivamente per le prestazioni aggiuntive svolte all’interno delle Case di Comunità».

Per l’assessore regionale, l’aspetto economico rappresenta solo una parte del progetto: «Ancora più importante è poter garantire ai pazienti delle Case di Comunità una presenza altamente professionale, al fianco dei molti altri servizi presenti. Avere l’opportunità di rivolgersi a questi professionisti della salute, che partecipano volontariamente al servizio, significa aver portato davvero la sanità più vicina al cittadino».

La presenza dei Medici di Medicina Generale consentirà inoltre di gestire le richieste sia attraverso l’accesso diretto dei cittadini sia tramite il numero unico 116117, contribuendo a ridurre gli accessi impropri agli ospedali e, in particolare, ai Pronto Soccorso.

Il documento stabilisce la presenza del medico di famiglia dalle 8 alle 20, secondo turnazioni tra la Casa di Comunità, lo studio principale e gli eventuali studi secondari. Sono inoltre previste la partecipazione agli audit sul funzionamento delle strutture, l’utilizzo degli strumenti di diagnostica di base, il supporto ai pazienti fragili e l’individuazione delle nuove fragilità in collaborazione con l’Infermiere di Famiglia o di Comunità e con la Centrale Operativa Territoriale.

Tra le attività rientrano anche la partecipazione alle campagne vaccinali organizzate dai Dipartimenti di Prevenzione, il monitoraggio dei pazienti dimessi dagli ospedali con il coinvolgimento dell’équipe multiprofessionale e la presa in carico dei pazienti cronici. Sarà inoltre possibile fissare direttamente giorno e orario di visite o prestazioni sanitarie, evitando al cittadino la necessità di effettuare autonomamente la prenotazione.

Al di fuori della fascia oraria compresa tra le 20 e le 8, così come nei giorni prefestivi e festivi, la copertura sanitaria continuerà a essere garantita dalla Continuità assistenziale (Guardia medica).

Le disposizioni resteranno in vigore fino alla definizione del nuovo Accordo Integrativo Regionale.

La Regione del Veneto ha già raggiunto il target previsto dalla Missione 6 del PNRR. Oltre all’Ulss 5 Polesana, che ha completato l’attivazione di 5 Case di Comunità su 5 previste, risultano attive tutte le strutture programmate anche nelle Ulss 1 Dolomiti (4 su 4), Ulss 3 Serenissima (13 su 13), Ulss 6 Euganea (20 su 20), Ulss 7 Pedemontana (8 su 8), Ulss 8 Berica (9 su 9) e Ulss 9 Scaligera (20 su 20), mentre le altre aziende sanitarie stanno completando gli ultimi interventi.

«È la svolta del potenziamento della sanità territoriale che abbiamo fortemente voluto nel nuovo programma di legislatura – conclude Gino Gerosa –. Le Case e gli Ospedali di Comunità avvicinano i servizi ai cittadini, migliorano il rapporto con il sistema sanitario e potranno contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso, limitando le attese per chi necessita realmente di cure urgenti».

 

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