L’ex assessore e Civica per Rovigo contestano la ricostruzione della giunta: “Progetto finanziato e completo, i ritardi sono successivi”

ROVIGO – Dopo le dichiarazioni dell’assessore ai lavori pubblici Lorenzo Rizzato in consiglio comunale sul progetto PINQUA di San Bortolo, arriva la replica dell’ex assessore all’ambiente Dina Merlo, oggi consigliera comunale, insieme a Paolo Giolo, presidente dell’associazione Civica per Rovigo.

Una presa di posizione netta, che contesta sia i toni sia il merito dell’intervento dell’assessore (LEGGI ARTICOLO), definito “inaccettabile” e “privo di riscontro negli atti”.

“Non si tratta di falsità, ma di fatti documentati”, affermano Merlo e Giolo, sottolineando come il progetto approvato dalla giunta Gaffeo fosse dotato di copertura economica completa e validato a livello ministeriale. A ciò si aggiunge, evidenziano, un’integrazione di 600mila euro approvata con apposita delibera, a dimostrazione – secondo i firmatari – della solidità finanziaria dell’intervento.

Al centro della contestazione anche il metodo utilizzato in aula: un intervento inserito all’interno di un’interpellanza senza possibilità di contraddittorio, in cui sono state mosse accuse senza un confronto diretto. “Un modo di operare che non contribuisce alla chiarezza e rischia di alimentare confusione”, si legge nella nota.

Nel merito, Merlo e Giolo respingono l’idea di un progetto sottofinanziato e puntano il dito sui tempi di realizzazione. Il progetto, sostengono, era completo sotto il profilo tecnico e procedurale, con gara avviata entro fine gennaio 2024. L’esproprio dell’area, avviato dalla precedente amministrazione, si è concluso formalmente il 16 agosto 2024.

Da qui la domanda politica: perché, con queste condizioni, i lavori sono stati affidati solo il 24 gennaio 2025? “Eventuali ritardi o modifiche progettuali sono responsabilità dell’attuale amministrazione”, affermano.

Chiarimenti anche sull’utilizzo dei fondi FOI, introdotti – secondo la ricostruzione – in una fase successiva e destinati esclusivamente a coprire l’aumento dei costi legato a inflazione e caro materiali. “Non una negligenza, ma una contingenza riconosciuta dallo Stato”, precisano.

Analoga contestazione sul cosiddetto “premio di accelerazione”, che – ricordano – non rappresenta una scelta discrezionale, ma un obbligo normativo previsto dal codice degli appalti. In questo contesto, il suo utilizzo sarebbe legato al tentativo di rientrare nei tempi imposti dal finanziamento PINQUA, che – evidenziano – rischiano di non essere rispettati.

Il nodo politico resta però quello della rimodulazione del progetto e della rinuncia a una sua parte qualificante (LEGGI ARTICOLO), tema già al centro del dibattito cittadino. “Si tenta di scaricare responsabilità sulle amministrazioni precedenti – concludono – senza riconoscere il patrimonio di progetti e finanziamenti ricevuto”.

Entrambe le parti sostengono di avere i documenti dalla propria parte. Il problema, come sempre, è capire chi li sta leggendo meglio.

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