ROVIGO – Il Consiglio comunale di Rovigo respinge la linea del “no alle trivellazioni” e apre invece a una posizione più prudente e possibilista. È questo l’esito della doppia mozione discussa lunedì sera in aula sul tema delle estrazioni di gas in Alto Adriatico e nel Polesine.
A essere bocciata è stata la proposta dell’opposizione, a prima firma di Diego Crivellari (Pd) e Palmiro Franco Tosini (lista civica democratica inclusiva), che chiedeva un chiaro e netto stop alle trivelle nel Delta del Po. La mozione è stata respinta con 16 voti contrari e 11 favorevoli, tra cui quelli di Cristina Folchini (gruppo misto) e Antonio Rossini (Noi per Rovigo).
Subito dopo il voto, l’opposizione ha lasciato l’aula in segno di protesta, ad eccezione della stessa Folchini che aveva illustrato in maniera puntale le motivazioni che l’hanno portata a votare positivamente la mozione proposta dalla minoranza spiegata a gran voce ed in maniera accorata dall’ex candidato sindaco Franco Palmiro Tosini. Assenti al momento del voto della mozione della maggioranza, tra gli altri, anche i tre consiglieri di Fratelli d’Italia vicini al presidente del Consiglio Mattia Moretto: Sara Moretto, Elena Pavan e Marco Venuto.
Nonostante il clima acceso, la seduta è proseguita con la votazione della mozione di maggioranza, presentata dal capogruppo della Lega Riccardo Ruggero e condivisa dall’intero centrodestra. Con 16 voti favorevoli e il solo voto contrario di Folchini, che ha comunque mantenuto il numero legale alla maggioranza con la propria presenza in aula, il Consiglio ha approvato un documento che non esclude a priori le trivellazioni, ma impegna il Comune a chiedere maggiori tutele per il territorio e risorse per contrastare la subsidenza.
Al centro del confronto, due visioni opposte: da un lato il principio di precauzione invocato dall’opposizione, dall’altro la richiesta della maggioranza di approfondire il tema sulla base di evidenze tecnico-scientifiche e maggiori fondi per i consorzi di bonifica per continuare a garantire le terre emerse dagli allagamenti che sarebbero inevitabili visto che i danni provocati dalle precedenti trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi hanno disegnato un territorio tra i -2 e -4 metri sotto il livello del mare in gran parte del Delta del Po.
“Se diciamo sempre no a tutto – ha dichiarato la sindaca Valeria Cittadin – dagli impianti a biogas alle trivellazioni fino al nucleare, questo territorio diventerà un deserto dal punto di vista economico. Se la scienza ci dà la possibilità di fare una riflessione, non possiamo farla? Se sarà nocivo, saremo i primi a dire no”.
Di segno opposto l’intervento di Tosini, che ha parlato di una scelta rischiosa per il futuro del territorio: “Stiamo scambiando la sopravvivenza millenaria della nostra terra con pochi mesi di autonomia energetica. Non possiamo barattare la sicurezza del Polesine per una manciata di gas. Di evidenze ulteriori non abbiamo bisogno, il Polesine è già la prova provata dei danni che le trivellazioni producono, basta aprire gli occhi, Non si contano gli studi condotti da esperti sulla subsidenza dovuta all’estrazio- ne di metano. Un nome fra tutti: Mario Zambon. I suoi risultati (come quelli di molti altri ricercatori) portano alla stessa conclusione: l’estrazione di gas causa l’abbassamento dei terreni.
Dagli anni ‘50 ad oggi solo le costanti opere della bonifica (che tutto il mondo ci invidia) riescono a mantenere l’ambiente in equilibrio, permettendo la vita e lo svolgimento delle attività degli abitanti.
Nella disposizione del Governo si parla di “verifica di effetti significativi di subsidenza”, non di verificare l’assenza di subsidenza. Le verifiche sono già state fatte in passato, e le estrazioni si sono fermate per frenare la subsidenza. Basterebbe conoscere il passato per programmare il futuro. Basterebbe il buon senso e riconoscere il principio di precauzione”.
Nel dibattito sono emerse anche tensioni politiche interne. Antonio Rossini in maniera provocatoria si appella alla maggioranza, “votiamole entrambe”, Paolo Avezzù (Forza Italia) ha criticato duramente l’uscita dall’aula dell’opposizione, definendola “un fatto politico gravissimo”, mentre Nello Piscopo (FdI) ha sottolineato l’assenza di alcuni consiglieri del proprio gruppo, annunciando possibili riflessioni interne.
Alla fine, la linea che passa è quella del “valutare”: nessun via libera alle trivelle (in premessa di mozione), ma neppure una chiusura. Una posizione possibilista che, nei fatti, segna il rifiuto del principio di precauzione così come proposto dall’opposizione e lascia aperto il tema in attesa di risultati che verranno illustrati, con ogni probabilità, dai tecnici dei proponenti degli impianti.
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One Comment
in un momento di criticita’ mondiale di prodotti energetici.sollo chi non ne capisce nulla dice no all’oro del sottosuolo..lasciando ai nostri dirimpetti,leggi albnia/serbia il profitto.,cambiando nula l alivello di estrazioni nell’adriatico.Bravi a chi di SI alle trivellazioni!! chi protesta vada a dare mangiare ai ratti nei parchi