Il segretario Pieralberto Colombo critica l’ipotesi di nuove estrazioni di gas al largo della costa polesana e chiede una posizione unitaria del territorio: «Rischi per ambiente, economia e occupazione»

ROVIGO – Il Polesine non può tornare ad essere terreno di sperimentazione per nuovi impianti energetici e attività estrattive. È la posizione espressa dalla Cgil di Rovigo, che interviene nel dibattito sulle possibili nuove trivellazioni di gas al largo del Delta del Po annunciando la propria contrarietà all’ipotesi.

A parlare è il segretario generale Pieralberto Colombo, che ricorda come il sindacato polesano abbia già in passato manifestato preoccupazione per il rischio di nuove estrazioni. «Il Polesine – afferma – ha già pagato un prezzo pesante con il fenomeno della subsidenza provocato dalle estrazioni di metano del passato. Riaprire oggi a nuove trivellazioni significherebbe mettere ulteriormente a rischio l’equilibrio idrogeologico di un territorio già fragile».

Secondo la Cgil, eventuali nuovi fenomeni di subsidenza potrebbero avere conseguenze rilevanti per l’ambiente ma anche per alcuni settori fondamentali dell’economia locale, come agricoltura, turismo e pesca, che garantiscono lavoro a migliaia di persone.

Il sindacato ricorda inoltre come la provincia di Rovigo contribuisca già in maniera significativa alla produzione energetica nazionale, ospitando al largo della costa il rigassificatore LNG Adriatic. «Un’infrastruttura importante – osserva Colombo – per la quale i ristori economici destinati al territorio sono stati comunque insufficienti e decisi con scarso coinvolgimento degli attori locali».

La Cgil contesta anche la scelta di investire ancora su fonti fossili. «Autorizzare nuove estrazioni di metano significa continuare a puntare su fonti energetiche inquinanti e rimandare la necessaria transizione ecologica, che dovrebbe invece accelerare attraverso investimenti nelle energie rinnovabili».

La Cgil di Rovigo sottolinea inoltre la necessità di una posizione compatta del territorio. Negli ultimi mesi, ricorda Colombo, il fronte contrario alle trivellazioni sembrava trasversale e condiviso, ma recentemente sono emersi distinguo da parte di alcuni attori locali, a partire dall’amministrazione comunale del capoluogo (LEGGI ARTICOLO).

«È un errore non presentarsi con una posizione unitaria – sostiene la Cgil – perché così il Polesine rischia di continuare ad essere il luogo in cui interessi economici esterni tentano di collocare impianti che altri territori respingono».

Il sindacato cita anche altre vicende che negli ultimi anni hanno alimentato il dibattito ambientale nel territorio, come il progetto Ecopol a Rovigo o l’ipotesi di inceneritore dei fanghi a Loreo, ribadendo che non si può mettere in contrapposizione lavoro e tutela della salute attraverso il cosiddetto ricatto occupazionale. “Si guardi all’innovazione e non a ciò che gli altri non vogliono nei loro territori perché pericoloso per le comunità. Rimane ad esempio, come tragico monito, la strage della Coimpo di Adria, con i suoi 4 morti, che non va dimenticata.

Occorre invece – conclude Colombo – aprire una riflessione seria sulle vocazioni del territorio e su una strategia di sviluppo capace di coniugare qualità ambientale e occupazione, puntando sull’innovazione e non su attività che altri territori non vogliono».

One Comment
  1. sembrava impossibile che il sindacato non intervenisse sulla questione..ora sono anche i novelli Tozzi

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